Talco sotto accusa, J&J condannata a maxi risarcimento di 72 milioni di dollari

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Negli Usa il gigante farmaceutico Johnson & Johnson è stato condannato a pagare 72 milioni di dollari alla famiglia di Jackie Fox, una donna morta l’anno scorso, che sosteneva che il suo cancro ovarico fosse stato causato dalla polvere di talco prodotta dalla multinazionale. La decisione arriva da un tribunale di St. Louis nel Missouri, secondo la quale l’azienda non avrebbe comunicato in modo adeguato i potenziali pericoli per gli utilizzatori, nonostante le preoccupazioni sollevate dall’American Cancer Society nel 1999.

Tuttavia la sentenza rischia di rivelarsi controversa, riporta il ‘Telegraph’, perché la maggior parte degli oncologi ritiene che il collegamento fra il tumore e l’uso del prodotto non sia provato. La J&J, ricorda il quotidiano britannico, sta attualmente affrontando 1.200 cause negli Stati Uniti da parte di clienti che affermano di non essere stati avvertiti dei possibili rischi della polvere di talco. Jackie Fox, che ha dato il via alla battaglia legale, ha sostenuto di aver usato 2 dei prodotti a base di talco della società – ‘Baby Powder’ e ‘Shower to Shower’ – per oltre 35 anni prima che 3 anni fa le fosse diagnosticato un cancro ovarico. Il tribunale americano ha stabilito che la multinazionale debba pagare alla famiglia della donna 10 milioni di dollari come risarcimento e 62 milioni a titolo punitivo.

Prima degli anni ’70, il talco era spesso contaminato da fibre di amianto, ma oggi per legge i prodotti a base di polvere di talco devono esserne privi. Alcuni scienziati – prosegue il ‘Telegraph’ – hanno suggerito che le particelle di talco possano viaggiare fino alle ovaie, irritarle e causare infiammazione. Un’infiammazione di basso livello prolungata nel tempo potrebbe aumentare il rischio di alcuni tipi di cancro. Tuttavia, al momento non ci sono prove a sufficienza a sostegno dell’ipotesi e l’unico studio di coorte di grandi dimensioni ha dimostrato che non vi è alcun legame tra polvere di talco e cancro ovarico.

Carol Goodrich, portavoce di J&J, ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime delusione per la sentenza, ma ha insistito sul fatto che i prodotti sono sicuri. “Non abbiamo responsabilità più grande che la salute e sicurezza dei consumatori e siamo delusi per l’esito del processo – dichiara in una nota – Siamo solidali con la famiglia della querelante, ma crediamo fermamente nella sicurezza del talco cosmetico, che è supportata da decenni di prove scientifiche”.

“Il problema riguarda la vecchia lavorazione del talco, attualmente i prodotti in commercio in Italia sono sicuri – commenta all’Adnkronos Carmine Pinto, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) – Anche negli anni ’80 in Italia ci sono stati casi simili, perché questo rischio di cancro ovarico, provocato dai residui di amianto frutto della lavorazione del talco, è molto raro ma conosciuto dalla comunità scientifica. Ma appartiene al passato”.

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