Tagliati gli stipendi dei Paperoni della Rai

Rai: sede di roma

Amministratori e personale della Rai non potranno guadagnare più di 240mila euro ennui. A stabilirmo è la Commissione di Vigilanza, che ha votato all’unanimità una norma che prevede che l’azienda debba prevedere nel proprio statuto il limite massimo degli stipendi.

Ad annunciarlo su Facebook è il presidente della Commissione, il deputato del MoVimento 5 Stelle Roberto Fico. «Allo stato attuale – spiega – a causa dell’emissione di bond, la Rai può sforare il tetto ai compensi che si applica a tutte le società pubbliche. Durante l’esame della riforma della governance Rai, avevo chiesto con forza di introdurre il limite dei 240mila euro annui ma l’emendamento era stato respinto. Ho voluto riproporre questo principio in Commissione, riunita per esprimere il parere sulle modifiche dello statuto della Rai. L’approvazione all’unanimità è un grande risultato. Non c’è nulla infatti che possa giustificare un regime speciale per la concessionaria pubblica. Ci auguriamo che la Rai adesso faccia la sua parte e si attenga al parere approvato dalla Commissione».

«Dalla commissione di Vigilanza Rai è arrivata un’indicazione chiara e precisa con il voto unanime sul parere contro gli stipendi d’oro. Adesso l’azienda deve intervenire e attenersi al limite massimo per i compensi dei dipendenti delle società pubbliche stabilito dalla legge», commentano i deputati e i senatori del M5S in bicamerale, che aggiungono: «Avevamo chiesto anche durante la discussione del ddl Rai di impedire di bypassare il limite dei 240mila euro di stipendio, ma in quell’occasione il Partito democratico ha detto di no. Siamo contenti che i parlamentari Pd abbiano cambiato idea. Adesso tocca a Campo Dall’Orto e Maggioni dare riscontro al parere unanime della Vigilanza Rai».

Esulta anche Forza Italia. «Finisce in Rai la pacchia dei super stipendi in deroga ai tetti stabiliti dalla legge, grazie alla decisione che abbiamo assunto in commissione di Vigilanza – dice Maurizio Gasparri – Ora la Rai deve rispettare questo tetto che viene violato da numerosi dirigenti a partire dal direttore generale Campo Dall’Orto. La decisione unanime della Vigilanza è tassativa in termini politici e giuridici. Si pone fine così a un’autentica presa in giro che i vertici della Rai hanno attuato». Per Renato Brunetta «il Parlamento ancora una volta ha dato un’indicazione chiara alla tv di Stato e al governo: anche la Rai è tenuta al rispetto del tetto degli stipendi previsto per i dirigenti pubblici e fissato in 240mila euro. Non ci accontenteremo certo di leggere nello statuto della Rai l’obbligo di rispettare il tetto ai compensi, ci aspettiamo che al più presto la Rai rimetta mano agli emolumenti di dirigenti e manager che già da tempo superano, e di parecchio, il limite previsto dalla legge».

Il Tempo