Tagli, Napolitano: niente antimilitarismi

GIORGIO NAPOLITANO

ROMA La celebrazione della ricorrenza del 25 aprile, sessantanovesimo anniversario della Liberazione, offre a Giorgio Napolitano l’occasione per celebrare «i valori della Resistenza, che restano incancellabili» e la mobilitazione degli italiani contro il nazi-fascismo, «un popolo in armi che si ribellava allo straniero». Ma il presidente della Repubblica non si dimentica dell’attualità e ribadisce – anche in qualità di capo delle Forze Armate, come recita la Costituzione – la sua contrarietà a «decisioni sommarie» sulla riduzione delle spese militari. Gli fa eco il ministro Roberta Pinotti: «Il presidente Napolitano ha detto una cosa importante, e cioè che bisogna immaginare per la Difesa una spesa produttiva e non che si tagli qualsiasi cosa a prescindere». Con riferimento agli F35? «Il riferimento – puntualizza l titolare della Difesa – era a chi fa demagogia e a chi dice che tutte le spese sulla Difesa non servono a niente. Invece servono Forze Armate efficienti». Anche il premier Matteo Renzi inneggia alla Liberazione e in un tweet rende omaggio «ai ribelli di allora». 
NIENTE DEMAGOGIA 
Il pensiero del capo dello Stato è netto. Le Forze Armate vanno razionalizzate e riformate per «soddisfare esigenze di rigore», ma sul capitolo delle spese per la Difesa non bisogna «indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo» e alimentare «vecchie e nuove pulsioni antimilitariste». Napolitano ha spiegato che si deve procedere per il comparto militare «in un serio impegno di rinnovamento e di riforma, razionalizzando le nostre strutture, i nostri mezzi, come si è iniziato a fare con la legge in corso di attuazione, e sollecitando il massimo avanzamento dei processi di integrazione al livello europeo. Potremo così soddisfare – ha detto ancora – esigenze di rigore e di crescente produttività nella spesa della Difesa, senza indugiare a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo e persino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni antimilitaristiche». 
LO SBARCO ALLEATO 

A questo, Napolitano ha fatto seguire un annuncio significativo. Il presidente italiano, infatti, ha incontrato al Quirinale le rappresentanze delle associazioni combattentistiche, d’Arma e partigiane. Inoltre ha ricevuto anche una rappresentanza di sindaci di comuni particolarmente colpiti dalle ferocia nazifascista del 1944 e una delegazione di famigliari degli ufficiali italiani fucilati dai tedeschi nell’isola greca di Kos. Al termine, ha reso noto che il prossimo 6 giugno sarà in Normandia su invito del presidente della Repubblica francese, Francoise Hollande, per partecipare alle solenni celebrazioni del settantesimo anniversario dello Sbarco Alleato. «Vi parteciperò – ha spiegato Napolitano sempre commemorando il 25 aprile – in nome di un popolo che aveva rotto con il fascismo e con l’asservimento alla Germania hitleriana, e in nome delle nostre nuove forze armate nazionali che allora già combattevano in Italia insieme con le forze anglo-americane. Due giorni prima dello sbarco in Normandia, il 4 giugno 1944, le forze alleate – ha ricordato Napolitano – entrarono in Roma come liberatrici anche grazie all’eroico contributo della Resistenza romana». Di qui all’Europa, fattore di pace da oltre sessant’anni, il passo è breve per trovare forme di difesa continentali. L’Italia, secondo questo schema, deve «procedere, nella piena, consapevole valorizzazione delle Forze Armate che continuano a far onore al nostro Paese, in un serio impegno di rinnovamento e di riforma, razionalizzando le nostre strutture e i nostri mezzi come si è iniziato a fare con la legge in corso di attuazione, e sollecitando il massimo avanzamento di progetti di integrazione a livello europeo». Non poteva mancare un accenno alla vicenda dei marò in India: «Fanno onore all’Italia i nostri due marò ingiustamente trattenuti troppo lontano dalla Patria». 

IL MESSAGGERO