Tagli di spesa e conti pubblici supersquadra a Palazzo Chigi

Senato

Con lui dovrebbe arrivare anche Chiara Goretti, esperta di conti pubblici già funzionario del servizio Bilancio del Senato. A Cottarelli sarà affidata una «unità di missione», una sorta di task force che dovrà occuparsi passo passo dell’attuazione della spending review.

È il primo embrione di quello che, nelle intenzioni di Matteo Renzi, dovrebbe essere la struttura in grado di fare da contrappeso al ministero dell’Economia e alla Ragioneria generale dello Stato. Il prossimo tassello sarà quello di scegliere un consigliere economico. Una casella nella quale sarebbe ormai in pole position il responsabile economico del Pd Filippo Taddei.

Il suo compito sarà anche quello di organizzare e potenziare il Dipartimento per gli affari economici, un lascito di Romano Prodi, che lo creò scippando anche il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, al Tesoro.

GLI ALTRI NOMI
A guidare il dipartimento, secondo i rumors, dovrebbe essere chiamato Luigi Ferrara. Ma qui il condizionale è d’obbligo, anche perché Ferrara ha occupato il posto di vice segretario generale di Palazzo Chigi quando alla guida c’era Enrico Letta e al vertice della macchina burocratica della presidenza l’attuale capo di gabinetto del ministro Pier Carlo Padoan, Roberto Garofoli. Un nome, quest’ultimo, che non avrebbe un grande feeling con gli uomini di Graziano Delrio, che lo ha sostituito con un suo fedelissimo, l’ex city manager di Reggio Emilia, Mauro Bonaretti. Il punto è che il tempo inizia ad essere stretto.

Ieri Renzi da Bruxelles ha invitato tutti, per capire come saranno effettivamente coperte le misure fiscali promesse, di attendere la presentazione del Def, il Documento di economia e finanza. La dead line per approvarlo imposta dall’Europa è il prossimo 10 aprile. Ma il premier ha intenzione di anticipare di qualche giorno, probabilmente nei primissimi giorni del prossimo mese. Il documento conterrà il nuovo quadro programmatico della finanza pubblica.

L’ex ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, aveva «ottimisticamente» previsto una crescita dell’1,1 per cento. Quasi sicuramente sarà rivista al ribasso, tra lo 0,7 e lo 0,8 per cento, in linea con le previsioni dei principali centri internazionali (anche se due giorni fa la Confindustria ha avvisato che potrebbe essere difficile andare oltre lo 0,5 per cento).

Il punto, tuttavia, non è tanto il Pil, ma il suo rapporto con il deficit. Nonostante tutto potrebbe essere tenuto tra il 2,5 e il 2,6 per cento in modo da lasciare spazio al governo di manovrare verso l’alto e ottenere i soldi per gli sgravi senza sforare il 3 per cento. I conti, però, li dovrà fare il Tesoro. Almeno per ora.

IL MESSAGGERO