Tagli di spesa, Comuni in rivolta Il governo: i saldi non si toccano

Palazzo Chigi

Anche Comuni e Province chiedono al governo di rivedere i tagli della legge di Stabilità. Ma se la riduzione dei trasferimenti applicata alle Regioni è tonda e indiscutibile (4 miliardi, a cui si aggiungono i 500 milioni di minor cofinanziamento Ue decisi con le ultime modifiche annunciate) sul valore della partita finanziaria tra esecutivo e sindaci i numeri sono meno condivisi. Ieri al termine di un incontro a Palazzo Chigi a cui hanno preso parte lo stesso premier Renzi, con Delrio e Baretta, il presidente dell’Anci Fassino ha parlato di un contributo alla manovra che arriva a circa 3,7 miliardi. La decurtazione del fondo di solidarietà comunale vale 1,2 miliardi di euro. Come si spiega questa differenza? Ci sono altre due grandi voci che riguardano i Comuni nella legge: una riduzione di 2,35 miliardi relativa al fondo per i crediti inesigibili, e connessa alle nuove e più severe regole di contabilità, e un allentamento del Patto di stabilità interno (dunque la possibilità di spendere di più) per 3,35 miliardi. La somma algebrica di queste due voci darebbe un beneficio netto di un miliardo, più o meno equivalente al sacrificio richiesto sul fondo di solidarietà.
LE VOCI
Sembrerebbe quindi che i sindaci abbiano preso in considerazione solo la posta di segno negativo. Ma Fassino ha incluso nel conto anche altre voci, ad esempio 300 milioni che sarebbero una coda delle passate manovre. E per di più i Comuni temono di versi scaricare addosso l’effetto dei tagli alle Regioni, che potrebbero far mancare il sostegno che in alcuni casi hanno dato attraverso il cosiddetto “patto verticale”. Il confronto sui numeri sarà approfondito in un tavolo tecnico
All’incontro era presente anche l’Upi. La situazione appare complicata per le Province, che a differenza degli altri enti territoriali si sono visti applicare un taglio crescente nel tempo (1 miliardo nel 2015, destinato a crescere a 2 e poi a 3). Una scelta che dal punto di vista dell’esecutivo si giustifica con il ridimensionamento del livello provinciale. Fassino però ha fatto notare che nelle grandi città le vecchie Province sono state sostituite dalle aree metropolitane che «hanno funzioni superiori». Per cui «tagliare risorse a chi dovrebbe fare più cose è una contraddizione». Renzi ha risposto a tutti dichiarandosi aperto ad eventuali controproposte, ma con il consueto vincolo del rispetto dei saldi. Nell’incontro sono stati toccati anche altri temi. Quello della futura local tax destinata ad assorbire i vari tributi attuali, che il governo vorrebbe definire nel corso dell’autunno per farla partire dal 2015, anche se il percorso non è scontato. Ma anche il capitolo partecipate, sul quale Renzi ha invitato a fare chiarezza; il vice presidente dell’Anci Cattaneo lamenta però la vaghezza delle norme della Stabilità, chiedendo forme di premialità per chi cede asset e liberalizza. Infine i sindaci chiedono che sia ripristinato il fondo per il finanziamento delle linee metropolitane nelle grandi aree urbane.

Il Messaggero