Super-bonus fiscale per chi va in Borsa

BORSA 3

Taglio alle tasse in arrivo per chi punta a quotarsi in borsa. È questo il perno su cui fa leva un articolato progetto in favore delle imprese al quale sta lavorando il ministero dello Sviluppo economico e che, con ogni probabilità, sarà presentato dal ministro Federica Guidi al consiglio dei ministri del 20 giugno prossimo.
Il pacchetto di interventi non è ancora pronto ma le linee guida sono già state messe a punto dai tecnici del dicastero che hanno preparato un pacchetto di misure che poggia su tre assi. In cima c’è un super-bonus fiscale per le imprese che, dal 2015, sbarcheranno a Piazza Affari. L’idea è quella di utilizzare l’Ace, uno strumento tributario introdotto dal Salva Italia nel 2011 e che consente alle imprese, attraverso un meccanismo di deduzione, di abbattere il carico delle tasse sugli utili reinvestiti e sull’immissione di capitali in azienda. 
La mossa dovrebbe essere in grado di dare una spinta anche alle quotazioni in Borsa per un mercato, quello italiano, ancora molto lontano dai numeri europei in termini di società quotate. Nonostante dall’inizio del 2013 siano tornate a mettersi in fila nuove matricole anche a Milano (16 l’anno scorso da aggiugere alle 7 dall’inizio del 2014). 
OBIETTIVO ALLARGARE LA BASE

La legge di Stabilità 2014 prevede per quest’anno un’aliquota del 4% che sarà portata al 4,5% nel 2015 e al 4,75% nel 2016. Ebbene si sta studiando il modo di portare l’aliquota al 6%, per un triennio, a beneficio di chi si quoterà. Nel governo sono convinti che questa mossa spingerà molte imprese anche non di grandi dimensioni a fare il grande salto in borsa. Attualmente, infatti, i maggiori beneficiari dell’Ace, che favorisce le imprese più dinamiche, garantendo un abbattimento del carico fiscale crescente nel tempo, sono le imprese con fatturato compreso tra 500mila e 10 milioni di euro, soprattutto nel settore costruzioni e nel Mezzogiorno ma la platea di chi ne usufruisce è ristretta (31,1% nel 2014) per quanto in crescita (più 16,1% rispetto al 2011). 
L’Ace sarà sfruttata anche per il secondo capitolo del pacchetto che il ministero dello Sviluppo Economico sta componendo. Estendendo i suoi benefici fiscali anche oltre il perimetro dell’Ires e dunque portandoli verso l’Irap e di conseguenza le Pmi. Il terzo capitolo del pacchetto si affiancherà alla nuova Sabatini (una legge appena introdotta che prevede i finanziamenti agevolati per gli investimenti in macchinari) e al credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo. 
LA SPINTA ALLA COMPETITIVITÀ

Si lavora ad una robustissima agevolazione fiscale sugli investimenti incrementali in beni strumentali e asset intangibili per dare, dicono i collaboratori del ministro Guidi «uno shock agli investimenti strategici per la competitività». In poche parole, si potrà dedurre una quota del 50% sugli investimenti che accresceranno, da un anno all’altro, il patrimonio tecnologico dell’azienda. Una spinta formidabile in una fase nella quale, soffocate da scarsa liquidità e poco credito, le imprese evitano di investire per darsi una dimensione più robusta. Nelle prossime settimane, inoltre, il governo varerà un piano straordinario per il Made in Italy il cui obiettivo, ha annunciato nei giorni scorsi il ministro Guidi, «è aumentare stabilmente le imprese esportatrici di almeno 20mila unità entro il 2015 attraverso iniziative di formazione su tutto il territorio e incrementando le figure professionalmente dedicate alle esportazioni».
A completare il quadro, entro il 20 giugno sarà presentato anche il piano di riduzione del 10% della bolletta energetica del quale, confidano a Palazzo Chigi, dovrebbe beneficiare il 70% dei commercianti. Con una diminuzione degli oneri pari a circa 3mila euro per un albergo, 400 euro per un ristorante, 900 euro per un piccolo esercizio commerciale e 250 euro per un bar.

Il Messaggero