Strasburgo, Schulz rieletto presidente Grillo show: “Non date soldi all’Italia vanno a mafia, camorra e ’ndrangheta”

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Cinquecento milioni di abitanti, 28 Paesi, un solo Parlamento.

L’Europa riparte da Martin Schulz e dagli euroscettici dell’Ukip, che voltano le spalle all’Ue, o meglio al suo inno. È iniziata così a Strasburgo l’ottava legislatura del Parlamento europeo. Che si appresta ad appoggiare con una «ampia maggioranza», parola di Schulz, la richiesta di maggiore flessibilità del Patto di stabilità avanzata da Matteo Renzi e fatta propria, almeno in parte, dal Consiglio europeo della scorsa settimana.

L’apertura dei lavori dell’Eurocamera, come del resto era prevedibile, è stata pure l’occasione per registrare l’avvio delle ostilità tra la maggioranza europeista della “grande coalizione” formata da popolari, socialisti e liberali e gli euroscettici. «Loro sono arrivati qui con il dichiarato intento di distruggere il Parlamento europeo dall’interno», ha sottolineato il neo riconfermato presidente del Pe. «Certo non possiamo permetterglielo».

Subito sono scattate le contromisure per creare una sorta di “cordone sanitario” intorno agli uomini di Nigel Farage e ai suoi alleati, M5S compresi (tutti raccolti nel gruppo Efdd). Tanto che con una mossa strategica vincente da parte dell’alleanza Ppe-S&D-Alde, il candidato del gruppo per una delle 14 vicepresidente del Pe, l’esponente M5S Fabio Massimo Castaldo, non è stato eletto mentre quelli di tutti gli altri sono passati.

A consolare Castaldo ha pensato comunque Beppe Grillo, che nel pomeriggio è arrivato a Strasburgo per arringare i suoi sparando a zero contro l’Europa e invitando l’Ue a «non dare soldi all’Italia» perché finiscono solo nelle tasche delle mafie. Denunciando anche una campagna «vergognosa» contro lui e Farage. Ad Antonio Tajani, diventato primo vicepresidente, sono andati addirittura più voti che a Schulz (452 contro 409), un risultato che ha fatto storcere la bocca a più di un esponente socialdemocratico e che potrebbe essere foriero di prossime tensioni all’interno della “grande coalizione”. Specie in vista della votazione, fissata per il 16 luglio prossimo, del candidato alla presidenza della Commissione europea, il popolare Jean-Claude Juncker.

Ma intanto l’S&D ha incassato la riconferma di Schulz e la nomina di tre vicepresidenti, tra i quali il Pd David Sassoli, che al secondo scrutinio ha raccolto 394 preferenze. Sempre sul fronte italiano c’è anche da registrare la nomina di Gianni Pittella a presidente del gruppo S&D, un riconoscimento quasi scontato visto che la pattuglia Pd è ora la più numerosa grazie al risultato conseguito alle elezioni del 25 maggio scorso.

«Sono estremamente orgoglioso e onorato da questa riconferma», ha commentato l’esponente socialista tedesco diventato noto in Italia per il “kapò” affibiatogli nel luglio del 2003 dall’allora premier Silvio Berlusconi proprio in plenaria a Strasburgo in occasione dell’apertura del precedente semestre di presidenza italiana dell’Ue (domani toccherà a Renzi presentare il suo programma). «È la prima volta che un presidente viene confermato per un secondo mandato», ha poi aggiunto Schulz, mettendo in evidenza che la sua elezione è stata anche un chiaro segnale che «la maggioranza che dovrà sostenere Juncker c’è». Anche se ciò non esclude che da qui al 16, ha detto ancora il presidente del Pe, ci dovrà essere un ampio confronto sul programma che l’ex premier lussemburghese, nonché presidente dell’Eurogruppo, dovrà presentare al Parlamento. Perché le sfide che attendono l’Europa vanno da una disoccupazione ancora «drammatica, specie per i giovani», all’immigrazione a una crisi finanziaria che non è stata ancora del tutto superata.

Ma intanto bisognerà fare i conti anche con gli euroscettici. Che prima di essere battuti nel primo confronto diretto con gli europeisti (quello della vicepresidenza) avevano dato spettacolo nell’emiciclo voltando le spalle all’orchestra sinfonica di Strasburgo che suonava l’Inno alla gioia (quello dell’Ue) per celebrare l’apertura dell’ottava legislatura. Anche Grillo è sbarcato a Strasburgo nel giorno dell’apertura della nuova legislatura. Il comico è stato un fiume in piena che vuole travolgere l’Unione europea. Renzi? «Un passato remoto che non mi interessa più». I finanziamenti europei all’Italia? «Sono venuto per dire: non dateli: scompaiono tutti in tre regioni: Calabria, Sicilia e Campania: e quindi a mafia, ’ndrangheta e camorra». «Questa Europa è fallita», dice, argomentando che è costruita «sulla complessità voluta» per non far capire nulla ai cittadini. L’alleanza con Nigel Farage è salda: «Siamo due “comedian” della politica», dice. E davanti ai giornalisti aggiunge anche il no alla transumanza del Parlamento tra Bruxelles e a Strasburgo, che va avanti da decenni per «dare un contentino ai francesi». Quindi: «Vorremmo fare una proposta ai francesi: vi paghiamo in nero una cosettina e non veniamo più qua».

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