Statali, poche risorse: stipendi bloccati anche nel 2015

MARIANNA MADIA

«In questo momento di crisi le risorse per sbloccare i contratti non ci sono. Prima di tutto guardiamo a chi ha più bisogno e quindi confermiamo gli 80 euro che vanno anche ai lavoratori pubblici, la decisione definitiva comunque verrà presa con la legge di stabilità». Niente aumenti. Punto. Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione, mette fine così al confronto, finora tutto mediatico, sui rinnovi che interessano più di tre milioni di dipendenti. Precisa che il blocco resterà almeno per tutto il 2015. E per il 2016? Chissà? Tutto dipenderà dalla riforma di settore e, soprattutto, dai soldi in cassa. Perché, per i rinnovi, ne serviranno tanti: tra i 5 e i 7 miliardi, secondo stime sindacali. Uno sforzo che, sollecita la responsabile della Pa, «dovrà coinvolgere tutti, governo e parti sociali».
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Una autentica gelata per gli statali che dovranno aspettare altri due anni – nella migliore delle ipotesi – per veder ritoccate le proprie retribuzioni, ferme da cinque. Un annuncio che arroventa il clima già surriscaldato in casa sindacale. Le confederazioni provano a tirare il primo lembo di quella rete che si chiama riforma dell’amministrazione pubblica e si accorgono di non aver pescato niente. Anzi. Hanno perso la metà dei ”distacchi”; dovranno assecondare i ”trasferimenti forzati” di una parte di dipendenti; ora sono chiamati ad accettare l’allungamento dei contratti di un altro anno, se non due. Nella rete, appunto, non c’è niente, se non una rabbia crescente. Cgil, Cisl, Uil e l’Ugl sono sul piede di guerra. Lo sciopero è nella testa se non ancora nei fatti. La rottura con l’esecutivo è totale o quasi, scaturita da tutta una serie di numeri che testimoniano le crescenti difficoltà della categoria. Lo stop agli aumenti ha prodotto finora 11 miliardi di risparmi, ma a fronte di un impoverimento di 3,3 del monte salari. I conti li ha fatti la Cgil: dal 2010 al 2013 ogni statale ha perso mediamente 3.600 euro lordi; altri 600 ne perderà nel 2014. E ancora 600 nel 2015. Totale, 4.800 euro.
«Se il governo pensa di umiliare ulteriormente i dipendenti pubblici – avverte Rossana Dettori della Cgil – torneremo nelle piazze. Il blocco è intollerabile». «Eliminino gli sprechi negli enti locali – attacca il leader Cisl, Raffaele Bonanni – ma non tolgano i soldi agli statali». Antonio Foccillo (Uil) prevede un autunno caldo. La Madia vorrebbe chiudere la partita sulla delega di riforma entro l’anno: «Se la discussione procede spedita saranno necessari uno o due mesi». Il ministro a breve convocherà le organizzazioni dei lavoratori per stabilire i criteri per la mobilità obbligatoria che prevede il trasferimento dei dipendenti da una sede all’altra nel raggio di 50 chilometri. Ieri la Commissioni Affari costituzionali ha iniziato a discutere le varie misure, dalla licenziabilità per i dirigenti pubblici alla realizzazione di un ufficio unico del governo sul territorio. Ma l’iter, secondo i sindacati, non sarà così rapido. 
Per Michele Gentile, responsabile Cgil del settore pubblico, «la delega necessita di 26 provvedimenti attuativi e serviranno due anni per discuterli tutti».

Il Messaggero