«Statali, esuberi in pensione e la mobilità sarà la regola»

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ROMA Ancora poche settimane. Poi il piano di riforma della pubblica amministrazione, uno dei punti cardine del programma di Renzi, sarà pronto. «Contiamo di presentarlo tra la fine di aprile e la prima metà di maggio», dice a Il Messaggero Angelo Rughetti, sottosegretario del ministero della Pubblica amministrazione.
Il commissario Cottarelli chiede 3 miliardi di risparmi dal pubblico impiego. Il ministro Madia ha parlato di prepensionamenti e mobilità obbligatoria per gli statali, conferma?
«Confermo. Abbiamo intenzione di utilizzare sia il meccanismo degli scivoli che quello dei prepensionamenti per svecchiare la pubblica amministrazione e far entrare giovani».
Come funzioneranno i prepensionamenti?
«Intanto abbiamo iniziato ad applicare una norma già prevista dal governo Monti che consente ai Comuni con piani di esubero di effettuare prepensionamenti applicando le regole precedenti alla riforma Fornero. Il primo ad essere autorizzato è stato il Comune di Novara».
In pratica, generalizzando, 62 anni e 3 mesi con 36 di contributi invece dei 66 anni attuali. Vale solo per Novara?
«Abbiamo aperto un tavolo con il ministero dell’Economia e con l’Inps per estendere l’utilizzo della norma ad altri Comuni che ne stanno facendo richiesta. Vorremmo studiare anche altre soluzioni per le altre amministrazioni e che si basano sullo stesso concetto, ossia favorire l’uscita del personale che è più vicino alla pensione per assumere giovani. È chiaro che tutto questo va reso compatibile finanziariamente. Insieme a Tesoro e Inps stiamo effettuando delle simulazioni per capire quanti nuovi assunti possiamo fare ogni ”tot” di persone che mandiamo in pensione».
C’è già un risultato di queste simulazioni?
«Ci stiamo ancora lavorando, anche perché molto dipende da quanto tempo si anticipa la pensione. Più apro la forbice, più risparmia lo Stato ma più costa per l’Inps».
Anche la mobilità obbligatoria già esiste ma non è praticamente stata mai applicata?
«Per farlo stiamo attivando un tavolo interistituzionale insieme a Comuni e Regioni. Dovremo mettere a punto una tabella di equiparazione che chiarisca che, per fare un esempio, un dipendente che è un C1 in un Comune diventa un D3 in un ministero».
La mobilità sarà possibile, come chiede per esempio il Comune di Roma, anche tra amministrazione e società controllate?
«Sì, ci stiamo lavorando e potrebbe essere introdotta come emendamento al salva Roma. La capitale e gli altri Comuni che hanno piani di ristrutturazione potranno essere un modello, un laboratorio. Ma questa norma ha una sua ratio all’interno della riforma complessiva che abbiamo in mente».
Quale sarebbe la ragione?
«I dipendenti del pubblico impiego, siano essi di un Comune, di una Regione, di un ministero, ma anche di un’azienda pubblica, andranno tutti considerati come dipendenti della Repubblica che prestano la loro attività pro tempore presso un determinato ente. In questo modo la mobilità non sarà più l’eccezione, ma l’ordinario. Soprattutto sulla parte alta, per i dirigenti».
Il ministro Madia ha detto che non ci sarà tempo per trattare con i sindacati?
«Chiariamo. Non abbiamo i tempi per la concertazione lunga e rituale. I sindacati ci possono mandare le proposte e possiamo incontrarci, come abbiamo già fatto, informalmente. Il confronto rituale, quello è morto».
L’amministratore delle Ferovie Mauro Moretti è tornato all’attacco sulla questione degli stipendi. Andate avanti comunque anche su manager e dirigenti?
«Sulle controllate c’è già un tetto previsto dalla legge e ridotto del 25% da Letta. Pochissime aziende lo hanno applicato. Per le società quotate come Eni e Enel, o che emettono obbligazioni come Ferrovie e Poste , i tetti non sono stati applicati. Ma una regola ci deve essere anche per loro, non si possono lasciare le decisioni sulle retribuzioni solo ai consigli di amministrazione e alle assemblee».

 

Il Messaggero