«Statali, è ora di superare il blocco dei contratti»

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Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi e commissario alla spending review, dica una parola definitiva sul tesoretto da 1,6 miliardi. C’è davvero o è una trovata elettorale figlia di conti troppo ottimistici?
«Certo che c’è. La crescita è più alta di quanto non fosse stato previsto in settembre e si è verificato un calo dei tassi d’interesse sul debito. Questi due fattori danno un po’ di margine in più».
A chi andranno questi soldi? Pensate di introdurre il reddito minimo?
«E’ una decisione che deve prendere il governo. Ci sono diverse opzioni sul tavolo, ma sicuramente queste risorse andranno a favore delle fasce più deboli che finora non hanno avuto benefici. Non entro nel dettaglio».
Interverrete con decreto?
«Presumibilmente sì, visto che si tratta di interventi che devono avere effetto immediato. Ma è ancora tutto da decidere, lo faremo nelle prossime settimane».
Molti già parlano di manovra elettorale: a fine maggio si vota per in sette Regioni.
«Lascio la polemiche a chi le fa. Misure che vanno nella direzione del sostegno alle fasce deboli sono assolutamente in linea con gli obiettivi di lungo termine del governo. Perciò non c’è alcuna finalità elettorale».
Lei è il nuovo commissario alla spending review, il suo approccio appare differente da quello del suo predecessore Cottarelli.
«Costruiamo sul lavoro fatto, ma il nostro approccio è di lanciare un programma di cambiamento strutturale pluriennale, che beneficia della riforma della Pubblica amministrazione varata l’anno scorso».
Nel Def avete inserito 10 miliardi di tagli, ma non tutti sono risparmi di spesa, visto che c’è la lotta all’evasione e la riforma delle detrazioni fiscali. Qual è l’ammontare esatto della sforbiciata?
«Stiamo lavorando, i dettagli si conosceranno con la legge di stabilità. E stiamo valutando come rimodulare alcune detrazioni fiscali».
Non sarà che alla fine i cittadini, con il taglio delle detrazioni e delle agevolazioni, pagheranno più tasse?
«Sicuramente non interverremo su detrazioni e agevolazioni, come Iva, spese sanitarie, ecc. che toccano direttamente le tasche dei cittadini».
Il ministro Poletti ha detto che bisogna intervenire sulla legge Fornero per permettere il pensionamento anticipato in cambio di una riduzione dell’assegno. E’ d’accordo?
«L’idea è buona e condivisibile. Il problema è che questo non è consentito dalle regole di contabilità europea in quanto crea deficit. Perciò dovremo ottenere da Bruxelles questo tipo di flessibilità, ma non è un traguardo raggiungibile in pochi mesi».
Insomma, esiste la volontà di riformare la Fornero.
«Più che riformare la Fornero si tratta di utilizzare il metodo contributivo, che è l’essenza e la forza di quella legge, per consentire più flessibilità. Ma a patto, ripeto, che si modifichino le regole europee. Lo spazio c’è: la Fornero ci permette una sostenibilità del sistema pensionistico che nessun altro grande paese ha in Europa e dunque consentire una flessibilità contabile è un’idea interessante da perseguire. Ma ci vuole tempo, bisogna strappare il sì di Bruxelles, dunque non bisogna creare troppe aspettative».
Ci saranno interventi sulle pensioni di invalidità?
«Sì. Abbiamo differenze di incidenza delle pensioni di invalidità tra Regioni che non sono giustificabili con i fattori socio-demografici. Dunque alcuni invalidi sono falsi e vanno individuati».
Nel mirino ci sono i trasporti locali. Non finirà che alla fine i biglietti di bus e treni aumenteranno?
«Rispetto ad altri Paesi europei i nostri trasporti pubblici sono meno efficienti. Serve più concorrenza e dunque più efficienza. Si possono ridurre i costi senza aumentare i biglietti, soprattutto per i pendolari e fasce più deboli».
Renzi ha detto che le Asl sono troppe. Le Regioni dovranno tagliare?
«La premessa è che noi vogliamo aumentare e non ridurre il livello di servizio della Sanità. Ma questo servizio può migliorare a costi più bassi: troppe Regioni hanno troppe Asl e i costi sono troppo alti. Cominciamo a introdurre una sola centrale di acquisto per ogni Regione: grazie ai costi standard i risparmi saranno importanti, visto che perfino all’interno delle singole Regioni ci sono grosse differenze nell’acquisto della classica siringa».
E le aziende municipalizzate? Sono sempre nel mirino ma resistono sempre.
«Questa volta no. L’anno scorso abbiamo chiesto a tutti gli enti pubblici di presentare un piano di razionalizzazione delle municipalizzate in base ai principi di efficienza ed economicità. Questi piani entro il 31 marzo sono stati presentati alla Corte dei conti regionali e in questi giorni li stiamo verificando e valutando. Poi decideremo se servirà un intervento normativo: di sicuro chiuderemo tutte le partecipate che hanno solo manager e nessun dipendente. Ed è altrettanto sicuro che cercheremo di portare la massima efficienza nelle grandi società municipalizzate: migliorano i servizi per i cittadini e si riducono i costi».
Resta convinto che cinque corpi di polizia siano troppi? E se sì, quali taglierete?
«Il punto non è solo il numero, ma la duplicazione di attività e di presenza sul territorio. Dunque bisogna partire dalla razionalizzazione della loro attività e presenza. Poi decideremo dove tagliare».
Da anni i contratti dei dipendenti pubblici sono bloccati. Arriverà prima o poi l’aumento?
«Dopo 5 anni il nostro obiettivo è sicuramente quello di superare il blocco. E, in ragione dei conti, speriamo di poter procedere ai rinnovi contrattuali il prossimo anno».
Per risparmiare su affitti, spese energetiche e di manutenzione, lei lavora all’accorpamento degli uffici pubblici. Il modello è quello del Federal Building americano?
«Esattamente. Vogliamo creare un unico ufficio in cui i cittadini possano interloquire con tutti gli uffici statali. Abbiamo chiesto a tutte le amministrazioni di fare un piano di razionalizzazione, con l’obiettivo di ridurre lo spazio per dipendente dagli attuali 40 metriquadrati a 25. Entro giugno riceveremo i piani e poi, insieme con l’Agenzia del demanio, procederemo alla razionalizzazione: paghiamo in manutenzione ed energia molto più che in affitti. Bisogna superare il modello napoleonico con decine di uffici indipendenti in ogni provincia, riorganizzando completamente gli sportelli per i cittadini. L’obiettivo non è solo risparmiare, ma offrire un servizio migliore. Ci vorranno 2-3 anni per completare questo percorso».
Dopo l’iniziale rivolta, avete rassicurato i Comuni. Il prossimo anno allora chi stringerà la cinghia, lo Stato centrale?
«Sull’amministrazione centrale c’è molto lavoro da fare. Ma vogliamo continuare un percorso di efficienza nei Comuni. Abbiamo sbloccato il patto di stabilità e i Comuni più efficienti che avevano soldi da spendere ma che a causa del Patto non potevano spenderli, ora avranno più risorse. E abbiamo chiesto ai Comuni meno efficienti di rimboccarsi le maniche. Questi percorsi dovranno procedere anche nel 2016».
Senza aumento delle tasse locali?
«Certo. Basta con il giochino delle tasse locali aumentate per colpa dello Stato. Metteremo on-line le misure di confronto, come efficienza, costi standard, ecc. Così i cittadini potranno valutare se il proprio sindaco lavora bene o male. Se aumenta le tasse perché dà più servizi, o se le aumenta perché non ha riformato l’amministrazione e spende troppo e male».
Renzi ha detto: «Nel 2016 giù le tasse». Come e per chi?
«Prima di tutto dobbiamo confermare la riduzione di 18 miliardi delle tasse sul lavoro. Che, con la decontribuzione dei neoassunti e l’eliminazione del costo del lavoro dall’Irap, nel 2016 diventeranno automaticamente quasi 22 miliardi. Poi, se riusciremo a trovare più risorse, procederemo a un’ulteriore riduzione. La nostra priorità è tagliare le tasse sul lavoro».

Il Messaggero