Stabilità, Chiamparino: “Regioni non garantiscono farmaci salvavita”. Renzi convoca i governatori: “Ora ci divertiamo”

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Il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, entra a gamba tesa contro la legge di Stabilità: “I tagli dal 2017 al 2019 configurano una situazione che nei fatti mette a rischio la sopravvivenza del Sistema Regioni” ha detto nel corso di un’audizione a Palazzo Madama davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Per Chiamparino “i 17 miliardi di tagli sono insostenibili. Dobbiamo capire quale è il valore istituzionale che viene dato alle Regioni, e in particolare al sistema Sanità, che è uno dei più virtuosi al mondo. Perché se si pensa che farla funzionare in maniera centralizzata è più funzionale, allora si provi pure”. “Se non cambiano questi dati – è l’allarme lanciato da Chiamparino – vorrà dire che, ad esempio, sui farmaci innovativi ci sarà qualcuno a cui bisognerà dire di no. Potremmo poter arrivare a un livello tale che, ad esempio, la centesima persona che arriva e ha bisogno di un farmaco salvavita si sente dire di no perché le Regioni non hanno i soldi per acquistarlo”.

“E’ stato chiesto – comunica ancora Chiamparino – un incontro urgente al presidente del consiglio perché giovedi’ dovremmo dare un parere sulla legge di stabilità” in Conferenza Stato-Regioni “e serve un incontro prima, per avere elementi politici e tecnici al fine del parere”. A quest’ultima sollecitazione il premier Matteo Renzi, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, risponde convocando le Regioni a Roma, probabilmente per mercoledì prossimo. Accompagnando la decisione di affrontare Chiamparino e gli altri governatori con queste parole: “Adesso con le Regioni ci divertiamo, ma sul serio”. “Sulla Sanità ci sono più soldi del passato”, sarebbe il ragionamento di Renzi, meno di quelli che chiedono le Regioni “ma più di quelli che avevano a disposizione. Il punto è che le tasse devono scendere. Non consentirò a loro (le Regioni, ndr) di aumentare le imposte ai cittadini, non si può scaricare sempre sugli italiani. Eliminino piuttosto gli sprechi”.

In mattinata, intanto, è stato pubblicato il dossier del Servizio Bilancio di Camera e Senato sul disegno di legge della Stabilità, proprio in vista delle numerose audizioni dei soggetti interessati alla Finanziaria: nel mirino dei tecnici del Parlamento è finito l’aumento della dotazione del Fondo di solidarietà comunale in sostituzione del gettito Tasi per le prime case, e di quello Imu per i terreni agricoli, previsto della legge di Stabilità, che “limita la possibilità di manovra dei Comuni”.

Sotto il faro dei tecnici sono finiti in particolare i commi 6 e 7 dell’articolo 4, quello che abolisce la Tasi sulle abitazioni principali e l’Imu agricola e per gli imbullonati. Il minor gettito derivante da questa scelta (3,75 miliardi di euro circa) deve esser compensato dal governo, per non creare buchi nei bilanci comunali. Nei fatti, il comma 6 interviene sul Fondo di solidarietà comunale, quello per il finanziamento dei Comuni ai fini perequativi, alimentato con quote parte dell’Imu di spettanza degli stessi enti locali. Dal 2016, la dotazione del Fondo viene incrementata proprio per tenere conto delle nuove esenzioni.In particolare, secondo i tecnici, tale misura “può determinare un irrigidimento dei bilanci comunali in quanto limita la possibilità di manovra dei Comuni a valere sulle proprie entrate a scapito della voce maggiormente rigida e fissa del fondo in esame”.

Non è l’unico aspetto sul quale si incentra l’analisi dei tecnici, che per esempio chiedono maggiori informazioni sugli effetti dell’inserimento del canone Rai nella bolletta elettrica: “Poiché si prefigurano maggiori entrate – ancorché prudenzialmente non contabilizzate – pur in presenza di un importo unitario del canone più contenuto (100 euro a fronte dei 113,5 euro dovuti per il 2015), è ragionevole ipotizzare che l’individuazione del nuovo importo del canone sia stato effettuato tenendo conto, oltre che della sua adeguatezza rispetto alle esigenze di copertura di oneri alle quali la risorsa è destinata a legislazione vigente – delle risultanze di una analisi in merito all’entità della riduzione dell’evasione attesa in conseguenza dell’implementazione delle nuove modalità di pagamento del canone previste dalla disposizione in esame. Sarebbe utile poter disporre della stima operata in merito, anche al fine di verificare se sia tenuto conto dell’impatto, sul gettito atteso, di eventuali contenziosi in relazione ad incertezze applicative che potrebbero derivare dalla nuova presunzione legale di possesso di apparecchio televisivo e dagli obblighi posti a carico di soggetti privati e non privi di rilevanza economica”, sottolinea il dossier.

Uno dei temi caldi riguarda le risorse per la Sanità: “L’ulteriore decremento” nel 2016 dei fondi per la sanità, già ridotti quest’anno rispetto a quanto previsto in origine, “potrebbe creare tensioni lungo tale linea di finanziamento”. Per i tecnici, però “la dotazione del Fondo sanitario nazionale crescerà di circa 1,3 miliardi rispetto al 2015 e che la centralizzazione delle procedure di acquisto di beni e servizi dovrebbe consentire la razionalizzazione di tale voce di spesa, facilitando il conseguimento di risparmi”.

Sulle pensioni, in particolare sulla possibilità di accedere a un part-time per i lavoratori che maturino i requisiti per la pensione entro il 2018, dal dossier non arrivano richiami, ma una stima di quel che potrebbe essere l’impatto: “A titolo meramente informativo, si segnala che, sulla base di una retribuzione lorda ai fini previdenziali di 24.000 euro e di un part-time al 50%, il beneficio potrebbe riguardare circa 30.000 lavoratori, nell’anno di massima esposizione finanziaria e con utilizzo per l’intero anno della misura”. Sui contratti della Pa che hanno fatto arrabbiare i sindacati, per i tecnici sarebbe opportuno indicare “l’importo pro capite” degli aumenti seguenti la sentenza della Consulta, che per i rappresentanti dei lavoratori sono solo una “mancia”.

Sull’aumento del limite per la circolazione del contante (da mille a tremila euro), la relazione dei tecnici sottolinea che non ci sono effetti sulle finanze pubbliche da quantificare, ma mette in fila le precedenti previsioni normative che avevano stretto i cordoni sulla circolazione del contante, e le relative giustificazioni, evidenziando di fatto che il governo ha scelto un cambio di rotta. Sulla proroga della decontribuzione (tagliata da un limite di 8mila a uno di 3.250 euro) per le nuove assunzioni, il dossier deduce dalla relazione tecnica che per il 2016 lo sgravio contributivo unitario sia pari a circa 1.700 euro su base annua. Mette in guardia ancora dalla possibile sottostima della platea dei beneficiari, che il governo fissa in 1 milione circa per il prossimo anno, visto il successo riscontrato già nel 2015 e le previsioni di ripresa economica.

Dubbi veri e propri arrivano invece sugli 1,5 miliardi di garanzie per i finanziamenti legati alle opere di ricostruzione seguenti a catastrofi: “Occorre segnalare che, pur in presenza della verifica del Ministero dell’economia e delle finanze dell’andamento della concessione dei finanziamenti agevolati e del relativo ‘tiraggio’, al fine di valutare l’importo dei finanziamenti concedibili nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, tale procedura non sembra poter escludere del tutto l’insorgenza di oneri a carico della finanza pubblica. La norma in esame sembra sostanzialmente non apprestare alcuna copertura a tali garanzie prevedendo soltanto un meccanismo di verifica generale della compatibilità con i saldi. Tali saldi non sono però stati modificati in conseguenza della norma. Si determina pertanto una copertura rimessa all’andamento generale della finanza pubblica, piuttosto che corrispondente alla singola specifica disposizione”.

Sulla spending review, il dossier del servizio Bilancio punta il dito sulla ‘qualità’ dei risparmi da realizzare attraverso la Consip nei processi d’acquisto e sulle possibili distorsioni provenienti dai tagli (anticipo contabile di risparmi o malfunzionamenti). “Le criticità rilevate dovrebbero pertanto opportunamente condurre, in assenza di una trasparente evidenziazione degli stanziamenti effettivamente incisi, a seguire ogni criterio di prudenzialità nella determinazione degli effetti di riduzione della spesa, a maggior ragione allorché questi conseguano a misure di efficientamento e razionalizzazione delle procedure di acquisizione di intere categorie economiche, i cui effetti di risparmio concorrono anche alla formazione dei mezzi posti copertura di nuovi oneri nel quadro complessivo della manovra”. Nel caso del taglio di 48 milioni per il finanziamento dei Patronati, non si osserva nulla ma si domanda se sia effettivamente praticabile, alla luce dei “ripetuti interventi” già operati su quella voce.

Di ben altro spessore il richiamo sul contributo chiesto alle Regioni per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica: “Sarebbe utile una valutazione del Governo in merito alla effettiva praticabilità della misura, atteso che nel triennio 2017-2019, per effetto cumulato” delle misure contenute nella manovra, “viene chiesto complessivamente alle Regioni di conseguire nuovi risparmi per oltre 17 miliardi di euro”. Appunti anche sulla stretta sui giochi, con il prelievo sulle somme giocate in crescita dal 13 al 15 per cento sulle newslot e dal 5 al 5,5% per le videolotterie: “Sarebbe prudenziale effettuare un’analisi di tipo dinamico, nella quale sia valutata l’eventualità che l’aumento” della tassazione “possa nei fatti incidere, almeno in parte, sui comportamenti dei vari componenti della filiera, alcuni dei quali, ad esempio, potrebbero decidere di ridurre ovvero interrompere – magari trasferendola in altri Paesi – la propria attività”. Anche l’ammontare di
maggiori entrate discendente dalle norme e riguardanti le gare relative a ‘Scommesse’, Bingo e Gioco a distanza, che viene quantificato complessivamente in oltre 500 milioni per l’anno 2016, non appare realizzabile in modo certo, dipendendo da una serie di fattori di varia natura”.

La Repubblica