Squinzi: «Legare i salari ai risultati Ora le riforme, non deludeteci»

SQUINZI

I primi applausi arrivano quando Squinzi, interpretando il significato del recente risultato elettorale, esorta il governo (presente in forze in sala) e il premier (assente) a tradurre in realtà le promesse: «Fate le riforme, ne abbiamo bisogno per ricreare lavoro, reddito, coesione sociale. Non deludeteci». Ma la platea si accalora davvero quando il presidente di Confindustria tocca le corde dell’orgoglio di essere imprenditori, nonostante tutto. Nonostante «le mille complicazioni e assurde tortuosità che sono piombo nelle ali dell’impresa». Nonostante «chi fa impresa in Italia è spesso trattato come un nemico della legge o un soggetto che tenta di aggirarla». Nonostante il «sistematico sabotaggio della crescita», con le lungaggini burocratiche, il fisco opprimente e «malato», le «assurde» iper tutele ambientali, «le rigidità sindacali fuori tempo».
C’è un clima ”strano“ tra i tremila imprenditori arrivati all’Auditorium a Roma per la tradizionale assemblea annuale di Confindustria che dà il via al terzo anno di mandato di Squinzi. Le notizie non sono buone: il 2014 non sarà ancora l’anno della crescita. Eppure non c’è pessimismo. Anzi. Il responso delle urne, con la constatazione che non ha vinto il disfattismo, che non ha prevalso «chi predicava il tanto peggio tanto meglio», sembra aver riacceso i motori della speranza. Nell’aria si sente forte la convinzione che il futuro può essere solo migliore, che l’Italia ce la farà, che ci sono le potenzialità per «tornare a crescere in modo robusto», per «tornare a volare come nel secondo dopoguerra». Renzi ha avuto un mandato forte, adesso lo metta a frutto: «Faccia partire per davvero la stagione delle riforme», esorta Squinzi. «La nostra disponibilità – sottolinea – è immutata e completa». Anche perché gli imprenditori hanno «ben chiara la sequenza: la stabilità aiuta a fare le riforme, le riforme innescano la crescita, con la crescita viene il lavoro». 
I DUE FRONTI

Il percorso deve muoversi su due fronti: in Europa, dove bisogna battersi per «ridurre gli eccessi di un’austerità applicata in modo asimmetrico»; e a livello nazionale, dove i nodi che soffocano la competitività sono ancora lì, belli stretti, da anni. A cominciare dal fisco: «Fino alla prima decade di settembre – ricorda Squinzi – si lavora per pagare le tasse». Per alleggerire il costo del lavoro e non le buste paga, Squinzi propone di rendere «strutturale e significativo» la detassazione della parte di salario legato ai risultati aziendali, in modo da «favorire la contrattazione aziendale virtuosa». Per il leader degli industriali le agevolazioni fiscali dovrebbero valere anche per il salario di produttività «che nasce dall’autonoma decisione dell’imprenditore», ovvero fuori dalla trattativa con i sindacati.
L’APPELLO AI SINDACATI

Al governo Squinzi chiede anche «un’azione forte sulle politiche attive» e un profondo ripensamento degli ammortizzatori sociali. Bene «i primi passi» fatti con il decreto su contratti a termine e apprendistato. Ma per quanto riguarda la legge delega, Squinzi dice un netto no all’introduzione del contratto a tutele crescenti: «Non ne abbiamo bisogno». Piuttosto occorre «rendere più conveniente e attrattivo» il contratto a tempo indeterminato. Anche i rapporti tra le stesse forze sociali devono cambiare. Basta «con le eterne liturgie» dice il numero uno degli industriali: «Bisogna avere il coraggio di decidere rapidamente, dal sindacato mi aspetto uno sforzo di innovazione». 
SEMPLIFICAZIONE 

Tra i nodi da sciogliere in fretta per far ripartire l’Italia c’è anche «l’arbitrio della burocrazia» e l’eccesso di legislazione. Squinzi cita Tacito: «Una repubblica corrotta ha bisogno di moltissime leggi». Così da far apparire quelli che sono dei diritti, in favori. E la corruzione – vedi le ultime vicende legate all’Expo – dilaga. Squinzi non nega le responsabilità degli imprenditori. E per questo, nell’evocare uno «scatto morale», è ancora più categorico: «Chi corrompe è fuori da Confindustria».

Il Messaggero