Spurs campioni dopo il 4-1 a Miami. Belinelli primo italiano da titolo

San Antonio Spurs v Atlanta Hawks
Tutto vero. Un italiano è campione Nba. Da quanto lo sognavamo? Troppo tempo passato ad invidiare francesi, tedeschi, spagnoli, sloveni, argentini e belgi. Oggi abbiamo Marco Belinelli da San Giovanni in Persiceto in cima al mondo della pallacanestro coi suoi San Antonio Spurs, capaci di vincere tre partite consecutive contro i bicampioni in carica di Miami, piegati anche in gara-5 104-87. Per i texani è il quinto anello (il primo nel ’99), “one for the thumb” per Tim Duncan, uno per il pollice. La tanto attesa rivincita è arrivata nel modo più dolce, un 4-1 in una serie mai in dubbio dopo le due risonanti vittorie esterne degli Spurs, capaci di imporre il loro fantastico gioco di squadra contro un LeBron troppo solo, tradito da tutti i compagni, anche in gara-5. Un dominio assoluto ribadito anche nel “clinching game” dopo un avvio in cui i texani sono sembrati gelati dalla tensione e forse dalla paura di vincere. Una volta sbloccatisi, sono tornati la perfetta macchina da canestri delle altre gare, trasformando una partita potenzialmente pericolosa in una passeggiata trionfale, trascinati dall’mvp Kawhi Leonard, da un Manu Ginobili che ha dato la scossa nel momento di difficoltà iniziale e da un Patty Mills che ha dato il colpo di grazia agli ospiti nella ripresa.
LA PARTITA — La mossa della disperazione di Spoelstra è Ray Allen in quintetto per Mario Chalmers, quindi senza play di ruolo. La tensione sembra avere la meglio dei texani in avvio: 0/5 dal campo e subito 8-0 Heat. Che diventa 19-5 con LeBron a quota 12 e 4 rimbalzi dopo 6’, con massimo vantaggio sul 22-6 esterno. Ci vuole un 6-0 di Manu per riscaldare il gelido (per davvero…) AT&T Center. Che diventa 12-0 con triple di Leonard e Mills (18-22). Il Prescelto chiude il 1° quarto con 17 punti e 6 rimbalzi ma gli Spurs sono lì, a -7 (22-29), un lusso dopo l’inizio da paralisi. Anche perché non c’è un altro giocatore di Miami oltre i 4 punti. Solita storia. Gli Spurs si sbloccano e anche se tirano male (29%). Ma senza i punti di LeBron, San Antonio lentamente rientra. Con due punti di Belinelli, entrato a 7’ dall’intervallo e 2 di Duncan, arriva a -3 (32-35). Leonard, già a 12 punti e 5 rimbalzi, si guadagna altri voti per l’mvp: tripla del sorpasso sul 37-35 e una difesa spaventosa su James. Il parziale interno, con Mills (Parker a 0/6) in regia, diventa di 33-13. L’onda neroargento adesso travolge tutto. Manu piazza una clamorosa schiacciata a difesa schierata e siamo 45-37 a -2’. Ormai pare solo questione di tempo con gli Heat definitivamente in ginocchio. Al riposo è 47-40. James ne ha 20, il resto degli Heat altrettanti… Avvio di ripresa con Miami che non trova punti nei primi 4’. Gli Spurs volano a +14 (56-42) e la gente capisce che il Larry O’Brien Trophy sta per essere lucidato dagli addetti della Nba in guanti bianchi. Dopo 7’ Miami ha 4 punti e le triple di Mills (2)e Manu sono il colpo del k.o. (65-44). Anche sul -14 (77-63) Miami (con Chalmers e Beasley) non dà mai l’impressione di avere benzina sufficiente per riavvicinarsi. Il resto è solo una lunga festa. Anche a San Giovanni in Persiceto.
GAZZETTA DELLO SPORT