Spread a picco, si apre il dossier fisco

CRISI

Giù fino a quota 85, per poi chiudere la giornata a 88. Sotto i colpi della Bce e del suo programma di acquisto dei bond continuano a cadere gli spread sovrani, a partire da quello del Btp italiano nei confronti del Bund tedesco. Nei primi tre giorni di operatività Francoforte ha comprato sui mercati per 9,8 miliardi, un risultato che Benoit Coeurè, membro del direttorio, permetterà di rispettare l’obiettivo mensile di 60 miliardi. E poco importa che il falco tedesco Weidmann ribadisca le proprie obiezioni, spiegando che proprio l’attuale fase di ripresa renderebbe ilquantitative easing non giustificato.
Il divario tra i rendimenti dei titoli decennali di Italia e Germania è tornato ai livelli di settembre 2008, ben prima che si scatenasse la crisi dei debiti sovrani. E siccome il restringimento dipende in modo essenziale dal calo dei rendimenti dei nostri buoni del Tesoro, si consolida un quadro in cui a fine anno il Tesoro si troverà a spendere meno di quanto previsto per gli interessi sul debito pubblico. E quindi, anche se il governo è molto cauto sul punto, potrà iniziare a ragionare su come utilizzare questo margine di manovra. L’effetto sui tassi è visibile non solo sul mercato secondario, ma anche nelle aste: ieri il Tesoro ha assegnato Btp per complessivi 7,25 miliardi: il rendimento di quelli triennali è sceso allo 0,15 per cento dallo 0,44 di febbraio, mentre per il trentennale si è scesi all’1,86 per cento con un calo di ben 240 punti base rispetto al mese di gennaio.
STIME DIVERSE
Quanto vale tutto ciò per i conti pubblici italiani? Intesa Sanpaolo con la fixed income strategist Chiara Manenti ipotizza un risparmio di 4 miliardi rispetto alle stime già fatte per il 2015, assumendo un rendimento medio dei Btp all’attuale livello dell’1,26 per cento per tutto l’anno. Ma altri centri di ricerca si spingono anche oltre. La Corte dei Conti utilizzando il modello econometrico del Cer (Centro Europa ricerche) ha ipotizzato una minore spesa fino a oltre 6 miliardi. E per Credit Suisse si potrebbe arrivare allo 0,6 per cento quest’anno (qualcosa come 9 miliardi), importo destinato a raddoppiare nel 2016.
Potenzialmente sono tanti soldi, ma la prudenza è d’obbligo. Invitando a non usare l’espressione «tesoretto», il viceministro all’Economia Morando ha ribadito che la prima emergenza per l’esecutivo è sterilizzare le clausole di salvaguardia previste nell’ultima legge di Stabilità, e per prima quella che prevede un aumento dell’Iva per circa 13 miliardi. Al ministero dell’Economia l’evoluzione della spesa per interessi è seguita con attenzione, ma si guarda anche al consolidarsi della ripresa ed in particolare agli effetti delle misure sul lavoro (decontribuzione e nuove regole) che potrebbero portare più posti effettivi di quelli ipotizzati. Le conseguenti maggiori entrate fiscali permetterebbero di valutare ulteriori sgravi, che si aggiungerebbero al credito d’imposta già reso stabile per i lavoratori dipendenti a reddito medio-basso (il famoso bonus 80 euro). Un primo punto della situazione sarà fatto tra circa un mese con il Documento di economia e finanza, ma le decisioni definitive arriveranno più tardi, dopo l’estate.

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