«Spianare i campi rom» È bufera su Salvini Vaticano: slogan stupidi

Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo

Si avvicina la campagna elettorale per le elezioni regionali, e Matteo Salvini va alla ricerca dei riflettori: «I campi rom? Io li raderei al suolo». Tanto basta per dare la stura alle grida di giubilo del mondo leghista e per alimentare l’indignazione dei più. La sparata funziona, la polemica è assicurata, giungono i rimbrotti di Laura Boldrini, presidente della Camera, e il leader leghista arriva a sera soddisfatto. L’obiettivo – raggiunto – era quello di far parlare di sé, e non solo per i baci a Elisa Isoardi.
La vicenda dei campi rom, in realtà, è un argomento spinoso per Salvini. Come molti gli rinfacciano, infatti, vennero finanziati (60 milioni) da colui che nel 2009 era Ministro dell’Interno: Bobo Maroni. A Milano, all’epoca, ne esistevano già alcuni istituiti dalla giunta di Gabriele Albertini, e in Comune Salvini sedeva sui banchi della maggioranza. Acqua passata, visto che da quando è salito sul trono della segreteria leghista ha resettato la memoria trasformando i campi rom in un terreno di battaglia.
LO SFRATTO E LE RUSPE
Ieri, per di più, era la giornata internazionale dei rom e dei sinti, occasione prelibata per tornare sull’argomento coi suoi consueti toni: «Cosa farei se fossi Renzi o Alfano? Darei un preavviso di sei mesi, poi farei intervenire la ruspa e raderei al suolo i campi». Campi che, a detta sua, nel resto d’Europa non esistono: «Io chiedo solo che i rom abbiano gli stessi diritti e doveri degli italiani. Gli si dà sei mesi di tempo, e coi soldi che hanno si cercano una casa e la comprano o la prendono in affitto».
I campi riservati ai nomadi, per quanto organizzati, non piacciono a nessuno, neppure a chi non la pensa come Salvini. Colpisce, tuttavia, l’uso di certe parole. In particolare quel «radere al suolo» che evoca periodi sinistri della storia e semplifica in modo brutale un problema assai complesso. Non a caso la reazione più netta arriva dal Vaticano: «Sono frasi assurde, stupide, e non varrebbe neppure la pena di commentare» dice il cardinal Vegliò che nella Santa Sede presiede il dicastero per gli itineranti.
170 MILA ROM, META’ ITALIANI

I rom nel nostro Paese sono 170 mila, più della metà sono italiani. Come fa notare un altro esponente della Chiesa, monsignor Perego, «sono tanti quanti gli abitanti di una piccola città, e il governo di una città non si fa radendo al suolo le case ma affrontando i problemi e risolvendoli. A meno che non si sia del tutto privi di prospettiva politica». E fra i problemi da risolvere c’è pure il fatto che solo il 20 per cento dei bambini nomadi frequenta con regolarità la scuola.
Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, non va pazza per i capi rom. Anzi: «Bisogna trovare un’alternativa, ma non certo annientando chi ci abita» dice. Per lei l’invocazione delle ruspe per radere al suolo i villaggi «è inquietante». La replica del segretario leghista è in tema coi toni della sua campagna propagandistica: «Per me la cosa davvero inquietante è il fatto che la Boldrini sia presidente della Camera». E, in un incontro con la stampa, si dice pure «stupito per lo stupore suscitato dalle mie dichiarazioni».
CHI INVOCA LO STERMINIO
Comunque, lo scopo di Salvini è quello di riattizzare la voglia di soluzioni sbrigative dei suoi sostenitori. Che non tardano a far sentire la loro voce telefonando a Radio Padania o con macabri messaggi sui social network. C’è chi pubblica la foto di un campo nomadi in fiamme: «Cinquanta sfumature di rom». Chi posta l’immagine di Hitler, chi perfeziona a modo suo la proposta del capo del Carroccio: «Anch’io raderei al suolo i campi, però con loro dentro». Ma lui, Salvini, è già oltre. Per sabato e domenica ha preparato una raccolta firme: gazebo in tutta Italia a disposizione di chi vuole sottoscrivere la richiesta dello status di rifugiato politico visto che, nell’universo leghista, i profughi sono considerati dei privilegiati: «Sono sicuro che raccoglieremo centinaia di migliaia di adesioni». La perenne campagna elettorale padana prosegue.

Il Messaggero