Sony, l’ira di Obama contro la Corea: «Nessun dittatore ci imporrà censure»

U.S. President Barack Obama speaks about the economy in Illinois

Gli Stati Uniti «risponderanno» all’attacco informatico condotto dalla Corea del nord contro la Sony. Questa la promessa di Barack Obama, che ha chiarito: «Reagiremo in modo proporzionato, nelle modalità e nei tempi che decideremo». Obama ha espresso l’indignazione del suo governo poche ore dopo che l’Fbi aveva potuto provare con certezza che sia l’incursione che le minacce terroristiche che l’hanno accompagnata portavano la firma del regime totalitario di Kim Jong un. Nella conferenza stampa di fine anno alla Casa Bianca, la questione coreana è stata sicuramente la più importante: neanche su Isis, neanche sulla Russia o sui fatti interni come le proteste razziali, ci sono state tante domande. E su nient’altro Obama è apparso altrettanto determinato e fermo. Con stupore di tutti, il presidente ha anche preso posizione critica contro la Sony stessa, per la sua decisione di cancellare la programmazione del film “The Interview”.
LA TRAMA
La storia satirica, che immagina la vicenda di due giornalisti americani arruolati dalla Cia per uccidere il dittatore coreano, sarebbe la ragione che ha scatenato l’assalto cibernetico contro la Sony. Dopo aver saccheggiato e reso pubblici 38 milioni di files dai computer della multinazionale, i pirati hanno aggiunto anche minacce terroristiche contro le sale che avessero mostrato il film. Varie catene hanno deciso di fare marcia indietro, e la Sony ha annunciato di ritirarlo. Ci sono state offerte, come dallo scrittore Paulo Coehlo, di comprare il film e metterlo a disposizione di tutti in internet, gratuitamente. Ma anche queste soluzioni sono state bocciate dai pirati, che hanno rinnovato le minacce: allo stato attuale, la Sony sembra intimidita al punto che il film non sarà visto da nessuno.
L’INTIMIDAZIONE
E questo ha evidentemente indignato Obama: «Non ci può essere un dittatore che impone la censura negli Stati Uniti – ha detto nella conferenza stampa -. La Sony ha sbagliato. Mi dispiace che non me ne abbiano parlato prima di decidere». Il presidente ha ricordato che cedendo, la società multinazionale ha aperto la porta a possibili peggiori minacce: «Se possono bloccare un film satirico, cosa impedirà loro di tentare di bloccare un documentario? O le notizie? Finiremo per autocensurarci per non offendere qualcuno che in realtà bisognerebbe offendere? Non possiamo cedere all’intimidazione». Obama ha preso ad esempio la città di Boston, che lo scorso aprile non ha avuto timore di tenere la maratona: «Cosa avreste pensato se non l’avessero tenuta per paura di un nuovo attentato?»
Di fatto il presidente ha echeggiato le parole dell’attore George Clooney, che aveva accusato Hollywood di «codardia». Anche il regista Michael Moore, autore del provocatorio documentario Fahrenheit 9/11 aveva ricordato: «Ci furono minacce terroristiche anche contro il mio documentario. Ma non ci tirammo indietro, assumemmo più personale di sicurezza».

Il Messaggero