Sollecito torna sul luogo del delitto con la fidanzata

Raffaele-Sollecito

PERUGIA Passare per via della Pergola e non pensare a Meredith Kercher è impossibile. La casa più fotografata della città, meta dei turisti appassionati al giallo dell’omicidio della giovane studentessa inglese, da sette anni ha un’aura particolare. Pensi sempre di passare da lì e vedere Mez con la busta della spesa o Amanda e Raffaele, condannati per l’omicidio, che si abbracciano davanti al cancello verde. E quando, in un pomeriggio qualunque incroci davvero Raffaele Sollecito mano nella mano con una bionda in via della Pergola, c’è bisogno di stropicciare gli occhi. Perché il giovane pugliese è tornato a Perugia per incontrare il suo avvocato Luca Maori e parlare con un docente universitario che lo sta aiutando per la laurea specialistica in informatica. E in tanti lo hanno notato passeggiare vicino alla casa in cui venne uccisa Meredith il primo novembre 2007. Raffaele e la fidanzata Greta sono arrivati in piazza Grimana, tra la casa del delitto e la sua vecchia abitazione in corso Garibaldi. «Ho solo fatto vedere alla mia ragazza i luoghi di Perugia dove ho vissuto – ha spiegato – e così siamo arrivati anche in via della Pergola. Ma per me quel posto non ha significati particolari perché non ci ho vissuto alcunché di trascendentale: perché la notte dell’omicidio non c’ero».
LA VISITA
Non è una visita eccezionale, perché spesso Sollecito torna a Perugia (è stato anche ad Assisi a visitare la tomba di san Francesco) per incontrare il suo legale: appena usciranno le motivazioni della sentenza di secondo grado, infatti, c’è da preparare il ricorso in Cassazione contro la condanna a 25 anni. «Se Raffaele ha voluto far vivere alla sua fidanzata la tragedia che ha passato non ci vedo niente di male», ha detto suo padre Francesco. Mentre l’avvocato Luca Maori chiede più discrezione: «Non c’è nulla di strano: è incredibile che non si focalizzi l’attenzione su cose ben più importanti». Il fatto è che stavolta Raffaele è stato fotografato proprio lì. «Non saprei dire perché ho scattato quelle foto… ero curioso di vedere che cosa faceva», il racconto è di Enea Paladino, 25 anni, studente a Perugia – com’era Meredith, Amanda e Raffaele – la laurea in Giurisprudenza a un passo, paparazzo per caso, per un giorno, con il suo cellulare: «Passavo in macchina vicino all’Università per Stranieri – racconta Enea – prima ho notato lei: davvero una bella ragazza. Poi lui, mi sembrava impossibile. Credo di aver sobbalzato, non potevo crederci: mi sono detto questo è un film». Raffaele e la fidanzata erano a un passo da via della Pergola: «Lui gesticolava, indicava – prosegue lo studente – proprio come qualcuno che sta raccontando qualcosa. Li ho visti entrare in farmacia. Sono riuscito a fotografarli a distanza, da dietro un angolo, poi Raffaele si è voltato, io mi sono fermato e poi li ho persi». Ma a quel punto la missione era compiuta. «Ora questa foto sta diventando una specie di incubo, forse sarebbe stato meglio non averla scattata: io l’ho fatta quasi per gioco ma sta diventando una cosa più grande di me».

IL MESSAGGERO