Soldi ai partiti, il Senato approva la legge per i finanziamenti

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Il Senato ha approvato il ddl Boccadutri sul finanzamento dei partiti. Hanno votato a favore in 148, i contrari sono stati 44, 17 gli astenuti. Hanno votato a favore Pd, Fi, Cor, Ap, contro M5s, si è astenuta Sel. Il ddl (che sblocca i fondi ai partiti per il periodo 2013-2014) in particolare modifica l’articolo 9 della legge 96/2012 e interviene sulla funzionalità della commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Secondo il testo, “per lo svolgimento dei compiti ad essa affidati dalla legge la commissione può altresì avvalersi di cinque unità di personale, dipendenti della Corte dei conti, addette alle attività di revisione, e di due unità di personale, dipendenti da altre amministrazioni pubbliche, esperte nell’attività di controllo contabile”.

Già approvata dalla Camera, sblocca finanziamenti già decisi ma non erogati perché, nonostante siano state ottemperate tutte le disposizioni di legge per ottenerli da parte dei partiti, la Commissione di garanzia in questione non è riuscita a portare a termine i controlli, per mancanza di personale. La decisione di procedere oggi con l’incardinamento del ddl, ha sollevato già ieri le proteste del M5s. Proteste che sono andate in scena anche oggi.

Il senatore pd Miguel Gotor, ha voluto spiegare la sua decisione di essere relatore del ddl: “Sono tra i due o tre senatori del partito democratico che nel 2013 non hanno votato la legge che ha abolito nel corso di questa legislatura, per di più per decreto-legge, il finanziamento pubblico ai partiti. Sono, infatti, radicalmente contrario allo spirito di un simile provvedimento che reputo il più grave e contraddittorio varato nell’attuale legislatura per i costi che comporterà nel medio periodo sul corretto e sano funzionamento della democrazia italiana”. Per il democratico il principio del finanziamento pubblico dei partiti “è un principio di garanzia democratica che, non a caso, vige in tutte le democrazie europee per i suoi caratteri di universalità, neutralità, terzietà e proporzionalità, rispondendo così a un elementare bisogno di giustizia. Bisognerebbe avere la dignità di difendere i partiti e non lisciare ipocritamente il pelo all’opinione pubblica alimentando una condanna generalizzata e indiscriminata che li equipara ad associazioni a delinquere, anzi, la dignità di difenderli significa proprio impegnarsi allo spasimo per distinguere il grano dal loglio, la mala pianta del malaffare e della deviazione delinquenziale, peraltro estremamente rappresentativa – lo dico con grande amarezza – della società italiana, dal tronco sano, che c’è e deve crescere”.

Gianluca Castaldi, capogruppo del M5s, all’arrivo di Renzi in aula nel pomeriggio, ha esposto un cartello con la forma di una carta di credito: “Boccadutri card”. Secca la replica di Renzi: “Parleremo di cose che non si prestano a pagliacciate di ogni genere”. Immediata la risposta dei grillini: “L’unica pagliacciata che vediamo è quella di un Presidente del Consiglio che mentre parla di immigrazione in Senato, atteggiandosi a grande statista, fa finta di nulla sulla porcata che il suo Pd si appresta a votare tra poco in questa stessa Aula” dice Castaldi. “E’ chiaro che Renzi non vuole che gli italiani sappiano che lui e tutti gli altri partiti, grazie alla legge Boccadutri, stanno mettendo le mani illegittimamente su un’altra grossa fetta di soldi pubblici. Per questo evita di raccontare a favore di telecamere che anche il suo partito si sta approvando in fretta e furia una legge per intascare milioni di rimborsi elettorali senza uno straccio di controllo sui propri bilanci, e se la prende con il M5s, l’unica forza che può permettersi di denunciare questa ruberia collettiva visto che questi soldi non li ha mai voluti prendere. Chi è il vero pagliaccio?”.

Ribatte il senatore Pd e tesoriere Mauro Del Barba tirando in ballo la mancata presentazione del bilancio da parte del M5s: “Non è vero, come dicono, che lo fanno perché non vogliono i rimborsi: il punto è che sono gli unici a non aver presentato un bilancio da certificare. Non rispettano la legge. Intanto, presentassero il bilancio, poi possono sempre rinunciare…. La verità è che noi, insieme agli altri partiti, abbiamo presentato i bilanci alla commissione, la quale però alla scadenza, lo scorso 30 giugno, ha comunicato che non era in grado di proseguire il lavoro per carenza di personale e risorse. Quindi, questo ddl, in realtà serve a rendere possibile il lavoro dell’organismo tenuto conto che i partiti, in questa vicenda, sono i veri danneggiati, avendo presentato tutte le carte: bilanci e pezze giustificative. Sono i pentastellati, a non rispettare la legge”.

 

La Repubblica