Siria, ancora raid su Aleppo. Gli Usa accusano Mosca, salta il summit

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Un tono «inaccettabile» che può provocare «grave danno» non solo al processo di pace in Siria, ma anche alle «relazioni bilaterali». Così la Russia ha risposto alle accuse di «barbarie» lanciate ieri dagli Usa nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu per i raid su Aleppo dell’aviazione di Mosca e di Damasco, che sono continuati anche oggi. Ma tra gli obiettivi delle bordate polemiche russe c’è ormai anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, accusato dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov di fare «gli interessi del gruppo di Riad», cioè l’opposizione siriana che fa capo all’Arabia Saudita.

La strage. Sono almeno 128 le persone che hanno perso la vita da giovedì sera nella zona orientale di Aleppo in mano ai ribelli e bombardata dai caccia del regime di Damasco. Lo denunciano gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani precisando che tra le vittime, quasi tutti civili, si contano anche venti bambini e nove donne. Almeno 36 sono invece i civili, tra cui 11 bambini e cinque donne, che hanno perso la vita a causa dei bombardamenti che hanno colpito le zone rurali nella provincia di Aleppo.

«Decine i raid» che hanno colpito la zona orientale di Aleppo, nella Siria settentrionale, dopo la mezzanotte di domenica, prosegue l’Osservatorio, sottolineando che molte sono le persone rimaste ferite. Non si ferma, dunque, l’offensiva lanciata giovedì sera dal regime di Damasco mirata a prendere il controllo dell’intera città. Aleppo è divisa in due dal 2012, con il regime che controlla la zona occidentale e i ribelli quella orientale della città.

Ieri il direttore dell’Osservatorio Rami Abdel-Rahman aveva detto che sono almeno 231 i civili rimasti uccisi nei bombardamenti sulla città assediata di Aleppo da quando è terminato il periodo di tregua concordato tra Usa e Russia lunedì scorso. Intanto fonti mediche ad Aleppo hanno riferito che gli ospedali in città sono diventati inutilizzabili. Nei giorni scontri erano anche stati colpiti i tre centri gestiti nella zona orientale di Aleppo dagli Elmetti Bianchi, gruppo di volontari siriani che assiste i civili nelle aree della Siria controllate dai ribelli.

I bombardamenti governativi e russi sono ripresi intensi stamani sui quartieri orientali di Aleppo controllati dai
ribelli. Una decina le vittime civili nelle ultime ore, tra cui due minori, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani e giornalisti presenti sul terreno. Mentre il Centro di documentazione delle violazioni in Siria ha contato 51 civili uccisi nelle ultime 48 ore nella regione di Aleppo. Colpita anche Urem al Kubra, la località a sud-ovest di Aleppo dove una settimana fa era avvenuto il raid sul convoglio umanitario dell’Onu, che da giorni è al centro di polemiche tra Russia e Stati Uniti.

I governi russo e siriano «sembrano decisi a conquistare Aleppo procedendo alla sua distruzione», è tornato ad attaccare oggi il segretario di Stato americano John Kerry. «Mentre sganciano bombe indiscriminatamente, uccidendo donne e bambini, è complicato parlare di governo di unità», ha aggiunto Kerry, riferendosi alle dichiarazioni fatte qualche ora prima dal ministro degli Esteri siriano, Walid al Moallem. Quest’ultimo ha detto che il cessate il fuoco sponsorizzato da Russia e Usa «non è morto», perché le comunicazioni tra Kerry e Lavrov continuano, e ha ribadito appunto che il piano del governo per una soluzione del conflitto prevede un referendum su una nuova Costituzione, elezioni parlamentari e formazione di un governo di unità.

Anche Lavrov ha sottolineato che è «troppo presto» per abbandonare l’accordo sulla Siria raggiunto con gli Stati Uniti il 9 settembre. Ma il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha affermato che per il momento «non ha senso» tenere un summit sulla Siria per procedere nell’applicazione delle iniziative concordate. E tra queste doveva esserci un’azione militare comune di Mosca e Washington per colpire non solo l’Isis, ma anche i qaedisti del Fronte Fatah ash Sham (ex Al Nusra), che continuano a combattere fianco a fianco con i gruppi ribelli
nelle province di Aleppo e Idlib.

Damasco continua ad accusare gli Usa di essersi resi volutamente complici dello Stato islamico, bombardando il 17 settembre a Deyr az Zor, nell’est della Siria, una base militare poi conquistata per poche ore dai jihadisti. Durante una visita a Teheran, la presidente del Parlamento, Hedyeh Khalaf Abbas, ha detto che il governo ha «le prove» di quanto afferma, e ha citato una presunta conversazione tra americani e jihadisti intercettata dai siriani prima del raid. Washington afferma invece che il bombardamento, in cui secondo i siriani sono stati uccisi un’ottantina di militari, è stato compiuto per errore.

L’Isis, attraverso la sua agenzia Amaq, afferma intanto di aver ucciso un soldato americano nel nord della Siria che combatteva assieme a miliziani curdi. Amaq precisa che il militare è caduto nel distretto di Manbij, tra Aleppo e Raqqa, durante una controffensiva jihadista agli attacchi delle truppe curde filo-Usa. La notizia non può essere verificata in maniera indipendente sul terreno.

Il Messaggero