Silvio: sono di nuovo in gioco e con me saliamo dal 21 al 30%

PALAZZO CHIGI - CONFERENZA STAMPA DOPO L'INCONTRO TRA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E IL PRIMO MINISTRO IRLANDESE, PRESIDENTE DI TURNO DELL'UE

ROMA «No, Sandrone non andrà mai via. Mi vuole troppo bene. Non è un profittatore come si è rivelato Paolino». Il tradimento di Bondi – di cui si vocifera – sarebbe stato il colmo, per Berlusconi, ma lui lo definisce «una ipotesi dell’irrealtà». E Sandrone, raggiunto al telefono dall’ex Cavaliere: «Io con te nella buona e nella cattiva sorte. Ma qui sta venendo giù tutto». Che Bondi il poeta apocalittico sia «schifato» da Forza Italia però è un fatto, che sia sparito dal Senato da tre mesi (preferendo una sorta di Aventino della coscienza nel proprio ritiro di Novi Ligure) è un altro fatto, mentre è un’ipotesi della realtà che il crepuscolare Sandrone («Saremo polvere nella polvere») voglia passare nel Gruppo Misto, ammesso che si faccia ancora vedere a Palazzo Madama e perfino a Roma dove risiede tra gli altri il traditore Angelino Alfano di cui egli dice: «Mi fa orrore!». E Jole Santelli? Perfino lei – in questo clima da basso impero berlusconiano dove tutto è vero e tutto è falso – viene data in partenza: dal cerchio magico di Arcore e Palazzo Grazioli al Nuovo Centrodestra. «No, è impossibile, lei no», assicurano Francesca e Silvio che la adorano: «Anzi, sta combattendo, e la vincerà, la battaglia più difficile per Forza Italia sul territorio. Quella di battere il Ncd in Calabria».

IL PROSSIMO
L’atmosfera del berlusconismo da basso impero – dove però il leader nei suoi alti e bassi è di nuovo gasato: «Posso fare campagna elettorale e con me possiamo salire dal 21, come ora ci danno i sondaggi, al 30 per cento» – è quella di un fortino assediato dentro il quale, nella girandola di possibili fughe, ci si chiede dopo il caso Bonaiuti: «Chi sarà il prossimo?». L’esodo è previsto dopo le elezioni Europee, se andranno male. Per raddrizzare il possibile esito, ieri Berlusconi è tornato a Roma. Per migliorare le liste che gli piacciono poco: «Troppi parrucconi. Dove sono le novità?». Una stava per essere la candidatura della Gregoraci. Il marito Flavio Briatore era d’accordo. Berlusconi in sollucchero. Ma come si fa? Elisabetta ha un contratto con la Rai e non ci vuole rinunciare.

LE LISTE
Nel Lazio, per dare più forza agli azzurri, ma sempre di uomini di partito si tratta e non di acquisti esterni, sta avanzando nelle ultime ore la carta Francesco Giro: ma lui nicchia per ora, in nome del rapporto di amicizia con Tajani. E comunque: giovedì pomeriggio Berlusconi personalmente, nella sede di piazza in Lucina, presenterà le liste forziste. Ignazio Abrignani, responsabile elettorale nazionale, è in ansia per la scadenza del termine della presentazione delle liste (mercoledì sera) e preme pertanto sull’ex Cavaliere. Il quale spera intanto che già oggi il tribunale di sorveglianza di Milano – mentre ieri la Cassazione ha detto che «interdizione e incandidabilità possono essere applicate contestualmente» per Berlusconi – decida il suo affidamento ai servizi sociali. Sereno, ma morde il freno Silvio.
Ieri a Roma riunione con Verdini, Abrignani e gli altri dirigenti della campagna elettorale. Il leit motiv dei comizi è già pronto: «No all’austerità tedesca che uccide i popoli europei». Ma c’è Marcello che sta in Libano, e Silvio ci soffre: «Ma che Italia è quella che davanti al mondo tratta un galantuomo da criminale, che viene trascinato in catene in una stazione di polizia straniera?». Niente catene, in verità, per Dell’Utri. E così per Silvio.
Il quale, tornato in palla nonostante tutti i guai e anche grazie all’incontro che Renzi gli ha concesso, si sente per adesso come il Django scatenato di Quentin Tarantino.

IL MESSAGGERO