Silvio show in aula: giudici irresponsabili

SILVIO BERLUSCONI 6

Il veleno – come spesso accade nelle relazioni burrascose – arriva alla fine. In coda, dopo un lungo esame del testimone Silvio Berlusconi, nel corso del processo sulla presunta tentata estorsione organizzata dal giornalista Valter Lavitola (e dal suo presunto socio, il presidente panamense Riccardo Martinelli) ai danni del gruppo Impregilo. Compulsato dalle domande del giudice, Silvio Berlusconi torna ad attaccare la magistratura («incontrollata, irresponsabile e impunita»), ingaggia una sorta di battibecco con il giudice Giovanna Ceppaluni sul ruolo delle toghe e sulla tutela dei cittadini, incassa un «inaccettabile» pronunciato dal pm, rende immediata e scontata la replica del suo difensore Niccolò Ghedini: che interviene a ricordare che il Codice non sta lì a tutelare solo la magistratura, ma anche i cittadini.
Poi, prima di lasciare l’aula, Berlusconi si concede un ultimo momento ad effetto: consegna la dichiarazione di dire tutta la verità (l’impegno giurato, che viene fatto leggere ai testimoni) al giudice Giovanna Ceppaluni, con cui aveva ingaggiato pochi minuti prima il battibecco sulla «magistratura incontrollata e impunita». Quanto basta ad allertare anche i magistrati del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che hanno concesso a Berlusconi il beneficio dei servizi sociali, come pena alternativa rispetto alla condanna a quattro anni rimediata al termine del processo Mediaset.
I NODI

Inevitabile a questo punto una serie di domande: le dichiarazioni rese ieri in aula possono spingere la Procura ad indagare Berlusconi per oltraggio alla Corte? Poi: l’attacco alla magistratura può essere considerato come una violazione del regime accordato dal giudice di sorveglianza di Milano? Stando a quanto trapela dagli ambienti milanesi, il giudice del Tribunale di Sorveglianza Beatrice Crosti potrebbe chiedere ai colleghi napoletani la trasmissione degli atti. Una mossa finalizzata a stabilire se è il caso di revocare il beneficio dei servizi sociali come pena alternativa agli arresti. Condannato a quattro anni, tre coperti da indulto, Berlusconi rischia gli arresti? Valutazioni che spettano ai giudici milanesi, alla luce di quanto emerge dal verbale dell’udienza napoletana. Come è noto, lo scorso 15 aprile, Milano aveva concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali, con un provvedimento in cui i giudici di Sorveglianza avevano invitato Berlusconi a evitare di fare dichiarazioni offensive contro la magistratura. Ma torniamo allo scontro in aula con i giudici. Sentito come teste puro, Berlusconi non può avvalersi della facoltà di non rispondere, come avevano chiesto alla corte i sui legali, i penalisti Michele Cerabona e Niccolò Ghedini. Per quasi due ore ricostruisce il suo rapporto con il «signor» Lavitola, ma anche con l’ex presidente panamense Riccardo Martinelli, commenta la telefonata con Ponzellini, quella in cui – «da ambasciator che non porta pena» – aveva avvertito delle possibili ritorsioni contro Impregilo del duo Lavitola-Martinelli.
L’AFFONDO

Dopo il pm, tocca al giudice insistere sul «messaggio» letto da Berlusconi a Ponzellini al telefono, (argomento sul quale l’ex cavaliere si era già espresso rispondendo alle domande del pm sottolineando d’essere «orgoglioso d’aver fatto una telefonata che aveva come obiettivo quello della costruzione di un ospedale per bambini»), al punto che il teste risponde con una domanda che dà inizio al botta e risposta: Berlusconi: «Non capisco che senso ha insistere con queste domande», sbotta l’ex capo del governo. Giudice: «Lei non deve capire, deve rispondere e basta». Pochi attimi di silenzio, una leggera smorfia sul viso e Berlusconi sfodera l’attacco ai magistrati: «In Italia, la magistratura è incontrollata, incontrollabile, è irresponsabile e ha impunità piena». Dice «impunità», non «immunità». Poi, come detto, dopo repliche e controrepliche, il presidente Ceppaluni, riprende il controllo dell’udienza e ricorda all’ex premier che «lei è un teste».

Il Messaggero