Sigonella, sì di Roma ai droni armati: «Ma soltanto per operazioni di difesa»

drone_guerra

La notizia era nell’aria da tempo. Ma adesso è ufficiale ed è confermata dal Wall Street Journal che parla di «svolta»: il governo italiano ha dato il via libera alla partenza, dalla base aerea di Sigonella, di droni armati americani. Bersaglio: le milizie jihadiste in Libia e in tutto il Nord Africa.

«SÌ CONDIZIONATO»
Il “sì” di Matteo Renzi è arrivato a Barack Obama, dopo un anno di negoziati, il mese scorso. Ed è un “sì” condizionato. I droni a stelle e strisce – rivelano fonti della Difesa – potranno decollare armati dalla base siciliana «solo a scopo di difesa, per proteggere eventuali operazioni di forze speciali Usa in Libia e nel Nord Africa contro l’Isis». In più, «ogni missione dovrà essere autorizzata dal comando militare italiano, sulla base di una richiesta specifica degli Usa, e potrà essere sospesa nel caso non vi fossero i requisiti della legittima difesa». Dunque, «non corrisponde al vero che il governo abbia autorizzato azioni armate statunitensi in Libia con velivoli presenti a Sigonella».

Tanta prudenza ha un perché: l’Italia si è rifiutata finora di dare carta bianca agli Stati Uniti per evitare di essere accusata di «complicità» in azioni killer. Tant’è che il pressing di Washington – da tempo impegnata ad estendere le missioni anti-Isis in Libia dove si sono rifugiati numerosi jihadisti in fuga dai bombardamenti in Iraq e in Siria – ora è rivolto a persuadere il governo italiano ad autorizzare l’uso dei droni anche in operazioni offensive, come quella condotta venerdì scorso contro un campo di addestramento dell’Isis a Sabratha, nel nordovest della Libia. Missione che, partita da base britannica di Lakenheath, ha portato all’uccisione di diversi civili e di almeno trenta jihadisti. Tra questi quasi sicuramente anche la mente degli attentati al museo Bardo di Tunisi e nel resort della spiaggia di Sousa. «Ma per ora», rivela il Wsj, «Renzi si è rifiutato di cedere su questo punto per paura di accendere un’opposizione interna alla guerra, specialmente nel caso che nel corso di attacchi con i droni ci possano essere vittime civili».

Fino a oggi i droni americani non sarebbero mai decollati armati da Sigonella. E alla Difesa parlano «di non-notizia»: «Da anni gli Stati Uniti hanno droni nella base siciliana con compiti di sorveglianza. Washington per adesso si è limitata a chiedere il via libera nel caso si rendessero necessarie missioni di protezione delle proprie truppe speciali».

IL “TELECOMANDO”
Ma c’è di più. C’è che Sigonella diventerà presto la base gemella di Ramstein (Germania), in collegamento diretto con il quartier generale di Creech in Nevada. E si trasformerà, con l’Uas Satcom Relay Pads and Facility, in una specie di “telecomando” con cui guidare gli attacchi dei droni Usa nei cieli di tutto il mondo. L’infrastruttura militare, secondo il bando di gara pubblicato il 14 novembre scorso dal dipartimento della Marina americana di Napoli, costerà tra i 10 e i 25 milioni di dollari (tutti a carico del bilancio statunitense).

Il Mattino