Sicilia nel caos, ma Crocetta resiste: “Non mi dimetto”. Renzi: “O governa o va a casa”

CROCETTA

«O governa o va a casa». Nel giorno in cui Rosario Crocetta si presenta davanti all’Assemblea siciliana per ribadire il suo no alle dimissioni, il premier Renzi avverte il governatore. Nonostante le dimissioni dell’assessore alle attività produttive Linda Vancheri (arrivate oggi), lo spettro del voto anticipato si allontana e il governo dovrebbe andare avanti almeno fino alla fine dell’anno per fare le riforme e approvare il bilancio. Poi si vedrà. L’ipotesi di elezioni in primavera, come proposto da Pierluigi Bersani, rimane comunque in campo, ma il Pd, maggiore azionista, prima vuol fare una verifica con gli alleati e stringere un accordo.

Davanti all’Assemblea regionale, Crocetta ha ribadito che non intende dimettersi. Per ben quattro volte, durante un’ora di intervento in aula, ha sottolineato che vuol andare avanti, facendo l’elenco delle cose fatte dal suo governo sul fronte della lotta agli sprechi e al malaffare. Ha invitato l’aula a separare la vicenda dell’intercettazione del suo medico Matteo Tutino con l’attacco a Lucia Borsellino dalle questioni politiche.

Un appello raccolto dai deputati. «Mi rifiuto di offrire le mie carni a famelici carnefici, non posso dimettermi, tutti sanno che quella intercettazione non c’è» e «non mi dimetto perché non sono un irresponsabile, non lascio migliaia di lavoratori senza salario; non mi dimetto perché sono garante dello Statuto di Giuseppe Alessi e Salvatore Aldisio», due protagonisti dell’autonomia regionale.

Per il governatore «poteri occulti minacciano la democrazia». Crocetta ha accusato «una parte della politica» per non averlo difeso «da fatti smentiti dalle Procure antimafia siciliane». «La richiesta di andare al voto è irricevibile – ha tuonato – I falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi. Al mio onore non posso rinunciare, sono felice che quattro Procure abbiano smentito le false accuse. Il mio silenzio e le mie eventuali dimissioni sono state interpretate come una ammissione di colpa, quindi ho deciso di riprendermi il diritto alla parola».

Perché «non ci sto a chinare la testa ai potenti di sempre, a consegnarmi a una campagna denigratoria basata sul nulla: sono un uomo libero, lo sono sempre stato. Forse pago qualche ingenuità e vi chiedo perdono per questo», facendo riferimento ai rapporti con Tutino e l’ex manager della sanità Sampieri, intercettati al telefono mentre attaccano Lucia Borsellino.

«Non si colleghi la questione politica al falso scoop, utilizzato per fare killeraggio politico», è l’appello fatto all’Assemblea, cui ha chiesto tempo «per completare le riforme: poi voi e solo voi, senza diktat romani o di forze parallele, deciderete se mettere fine alla legislatura». E tornando sulla frase choc contro Lucia Borsellino, è convinto che dietro agli attacchi contro di lui c’è «il vero cerchio magico, quello degli affari che a volte collude con la massoneria e con la mafia che non è più stragista ma intarsiata nella cose della Regione» e che «sa sapientemente orchestrare i giochi che contano utilizzando, in molti casi senza la consapevolezza degli utilizzati, tutti gli strumenti». «Sono convinto che Lucia – ha detto poi ai cronisti – si è dimessa dopo che qualcuno le ha mostrato il finto dossier e non per questioni amministrative».

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