Sì del Pd alla richiesta di arresto di Azzollini e la paura della crisi: “Ma non si può far altro”

Antonio Azzollini

Il caso Azzollini deflagra in Senato su una maggioranza già sotto pressione. Nell’assemblea del gruppo Ncd si decide di “blindare” il senatore e di difendere a ogni costo la presidenza della commissione Bilancio, una postazione strategica perché tutte le leggi passano da quel crocevia. Ma l’arroccamento intorno ad Azzollini cozza con la decisione che dovrà prendere il Pd sulla richiesta d’arresto. Perché il voto dei democratici, al di là dei toni diplomatici, del mantra sul “dobbiamo prima leggere le carte”, in realtà è scontato: sarà un sì. Matteo Renzi, consultato per telefono da alcuni senatori dem sul da farsi, ha già fatto capire quale sarà la linea: “Noi siamo garantisti, non mandiamo a casa nessuno per un avviso di garanzia. Ma qua parliamo di una richiesta d’arresto”. Per un caso simile relativo a uno dei loro, Francantonio Genovese, i democratici diedero via libera alle manette, è il ritornello che rimbalza tra palazzo Chigi e palazzo Madama.

Il problema, come sempre, è come si arriverà al voto. “Se salta l’Ncd – confida in un corridoio del Senato il vice capogruppo Pd Giorgio Tonini- qua salta tutto. Quel gruppo è già in tensione fra chi vuole uscire e chi vuole continuare a sostenere il governo, per cui occorre procedere con tatto, cercando di non urtare sensibilità”. Il minimo che il Pd chiederà all’alleato è quello di convincere l’indagato a fare almeno un passo indietro dalla presidenza della Bilancio. “L’ideale – aggiunge Tonini – sarebbe se si comportasse come Lupi, senza bisogno di interventi sgradevoli”. Ma da quell’orecchio Azzolini non ci sente. Anzi, mentre ieri pomeriggio era in corso la riunione del gruppo Ncd dedicato al suo caso e tutti misuravano la febbre della maggioranza, a un certo punto l’interessato ha salutato e ha preso l’uscita serafico: “Scusate, vado a presiedere la commissione “. Al momento l’ipotesi dell’autosospensione, caldeggiata dal Pd con una discreta moral suasion, sembra dunque esclusa.

Di certo il Pd, che si è già scottato per l’affaire De Luca, non ha intenzione di immolarsi per Azzollini. “Con il clima che c’è in giro, con Mafia Capitale che ogni giorno fa saltare qualche testa – ammette il dem Francesco Verducci – la vedo difficile una difesa di Azzollini. Vedremo le carte, approfondiremo, ma bisogna anche tener conto che tra di noi si è diffusa una brutta sensazione di accerchiamento “. Se la decisione del Pd sulla richiesta d’arresto appare dunque scontata, si tratta di capire quale sarà a quel punto l’atteggiamento di Ncd. La posizione ufficiale è una difesa senza se e senza ma del presidente della Bilancio. “Lo conosco da vent’anni – quasi urla Guido Viceconte- e metto le mani sul fuoco sulla sua integrità morale”.

Se effettivamente dentro al gruppo dei senatori Azzollini gode di molto sostegno, a sondare i piani alti di Ncd si coglie qualche sfumatura che tiene conto anche delle difficoltà del Pd. “Se nelle carte – spiega uno dei massimi dirigenti del partito – fosse evidente il fumus persecutionis dobbiamo chiedere anche al Pd che Azzollini sia difeso, facendone una questione politica. Viceversa, se emergessero fatti seri, non potremmo pretendere che si comportino diversamente da come fecero con Genovese”.

Un atteggiamento realistico, che tiene conto dei fragili equilibri del Senato e della difficile posizione del Pd, stretto tra la solidarietà all’alleato e la pressione “giustizialista” dei 5stelle. L’ala più filogovernativa di Ncd offre anche un’altra sponda al Pd per evitare che il “caso Azzollini” si trasformi in un “caso Renzi” eporti alla caduta del governo. Un senatore l’ha ricordato ad Angelino Alfano che s’informava degli umori dentro al gruppo: “Noi uscimmo dal Pdl perché pensavamo che il voto del Pd sulla decadenza di Berlusconi non dovesse avere ripercussioni sul governo Letta. E ora dovremmo far cadere il governo Renzi per un voto su Azzollini? “.

Intanto

si punta ad allungare i tempi. Una sospensione che conviene sia al Pd che agli alfaniani per abbassare la temperatura sulla vicenda. Si parla di almeno tre settimane prima che la giunta si pronunci e poi la palla passerà all’Aula. Forse persino dopo l’estate.

La Repubblica