Si dà fuoco in auto con la figlia di 5 anni

AMBULANZA 4

Cosparge di benzina la figlia di appena cinque anni e accende il fuoco. Muoiono lui e la piccola. L’ex compagna, madre della bimba, viene avvolta dalle fiamme nel tentativo, disperato e alla fine impossibile, di salvare la vita alla piccola. Ora la donna lotta per sopravvivere nel centro grandi ustionati del Sant’Eugenio di Roma: ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul 45 per cento del corpo. La tragedia è avvenuta ieri pomeriggio, in via Lago di Chiusi, una strada di periferia nell’area industriale di Pescara. 
Gianfranco Di Zio, 48 anni, falegname ed ex autista ed Ena Pietrangelo, 44, operaia, vivevano separati. Lei ad aprile dell’anno scorso l’aveva denunciato per maltrattamenti, lui era stato allontanato dalla casa familiare, a Cepagatti, un paese dell’hinterland pescarese e poi, ad ottobre, condannato con rito abbreviato a un anno di reclusione. Il Tribunale aveva stabilito che il papà potesse incontrare la piccola Neyda soltanto una volta a settimana, per un’ora, a scuola, alla presenza di un’assistente sociale. Nonostante questa disposizione, forse per quieto vivere, forse per una remota speranza di riconciliazione, forse ancora per paura di guai peggiori, qualche volta la donna permetteva che il papà vedesse la bimba al di fuori delle occasioni stabilite dal giudice.
L’EPILOGO

E così, probabilmente, è successo anche ieri. Secondo gli investigatori genitori e bambina si erano incontrati a casa della nonna paterna. Andati via di lì, sono saliti in macchina. La donna davanti, al volante. Papà e bimba dietro, forse non a caso. Che cosa sia successo, dopo, potrà dirlo solo Ena se sopravviverà. La Peugeot 205, blu, era parcheggiata con cura, accanto al marciapiede. Forse c’è stata una lite, o forse no. L’uomo aveva programmato tutto, dicono gli investigatori, o almeno così fa pensare il fatto che avesse con sé una bottiglia di alcol. Nella sua mente dovevano morire tutti e tre. La donna invece ha avuto la forza di reagire. L’ustione sulle mani e sull’addome dimostrano come abbia tentato di salvare la piccola ma poi, quando la macchina è diventata una torre di fuoco, con fiamme alte dieci metri, abbia aperto d’istinto lo sportello, si sia strappata gli abiti di dosso, abbia percorso dieci metri prima di cadere. Un passante ha dato l’allarme. Erano le 17,50. Ena e Gianfranco si erano messi insieme nel 2008. Lei era reduce da un precedente matrimonio e aveva tre figlie. Anche lui era separato. Si conoscevano da sempre, perché in passato erano stati cognati. 
LA STORIA

Nel 2009 era nata Neyda. E Gianfranco era impazzito d’amore per la bambina. Impazzito veramente. Pretendeva che Ena cucinasse pietanze diverse per la piccola, quello che preparava per le altre tre figlie non poteva andar bene per Neyda. E anche i panni: dovevano essere lavati a mano e non in lavatrice e non con i panni degli altri familiari. Non solo: la piccolina non doveva avere contatti con le sorelle, seppur conviventi sotto lo stesso tetto. Poi erano arrivate anche le botte. A Ena. E anche alla piccola. E allora la donna si era convinta a presentare la denuncia, così non poteva andare avanti. Per un periodo aveva trovato alloggio in una casa-famiglia, poi era tornata a Cepagatti. In paese si dice che l’uomo fosse seguito da uno psicologo, ma la voce non ha trovato conferma. 
Ieri il tragico epilogo della storia. Ambulanze e vigili del fuoco sono arrivati in pochi istanti. Dei corpi del papà e della bambina non era rimasto nulla: completamente carbonizzati, sembravano manichini. Stranamente, a piangere i morti non è andato nessuno. Solo i curiosi, tanti, armati di Ipad e telefonini e spesso accompagnati da bambini piccoli, della stessa età della sfortunata Neyda. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile, dirigente Pierfrancesco Muriana. Il Pm incaricato è Andrea Papalia. Il Questore Paolo Passamonti: «Un orrore, è terribile quello che è successo, è un’immagine che non potremo mai dimenticare».

Il Messaggero