Sì all’arresto Galan dimesso dall’ospedale è già in prigione

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ROMA Carabinieri e Guardia di finanza si sono presentati al cancello della bella villa di Cinto Euganeo ieri sera verso le 20.30. In tasca, l’ordine di carcerazione immediato in seguito all’autorizzazione a procedere approvata ieri mattina alla Camera per l’ex governatore, ex ministro ed ex ”doge” (pare che lo chiamassero così) Giancarlo Galan. Forse anche per evitare polemiche, la procura di Venezia ha stabilito che la detenzione si svolgerà nel Centro diagnostico terapeutico interno al carcere di Opera: una galera sì, ma nota per l’alto livello delle strutture sanitarie all’interno. 
IL VOTO
Il risultato del voto di ieri mattina, più che previsto, era certo. Anzi, calcolatrice alla mano, c’è chi fa notare che persino qualcuno da Forza Italia potrebbe aver premuto il tasto verde. Solo così si spiegherebbe perché, sui 535 deputati presenti ieri in aula, ben 395 hanno votato sì alla carcerazione, per quanto a scrutinio segreto su richiesta del partito azzurro. Non è un caso se il capogruppo Renato Brunetta ha attaccato con un tweet gli assenti: «Amarezza e dolore per deputati Forza Italia assenti ingiustificati oggi in Aula su voto Galan. Il garantismo si testimonia sempre e comunque», ha scritto. Mentre Berlusconi ha fatto sapere di essere «addolorato». 
L’ultimo tentativo di salvare l’ex governatore accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta veneziana sugli appalti per il Mose si è consumato ieri mattina, all’apertura della seduta. Alla convocazione della capigruppo, Brunetta ha chiesto nuovamente il rinvio della decisione, visto che Galan aveva già mandato diversi certificati medici spiegando di essere ancora ricoverato a Este. La presidente Boldrini ha aperto una fessura strettissima: sì al rinvio, solo con l’unanimità di tutti i gruppi, condizione però impossibile per M5S e Sel. E quando la mozione è arrivata in aula, la bocciatura era praticamente già scritta. E’ bastato un dibattito di tre ore in tutto per chiudere la partita. 
L’OSPEDALE
Quello che forse nessuno si aspettava è che pochi minuti dopo la votazione Galan uscisse dall’ospedale di Este autonomamente, grazie ad una decisione della struttura sanitaria che giusto l’altro ieri sera avrebbe valutato il netto miglioramento delle condizioni di salute del deputato. Difficile non pensare che l’ospedale abbia voluto evitare il rischio di uno scontro diretto con la procura di Venezia. Già alla vigilia del voto di Montecitorio, gli inquirenti avevano fatto capire che immediatamente dopo la decisione avrebbero mandato nell’ospedale un medico del carcere al quale sarebbe stato affidato il compito di valutare le condizioni cliniche del paziente Galan. E, sottinteso, verificare se i certificati medici inviati a Roma finora, in cui si parlava di una degenza prevista di almeno ulteriori venti giorni, fossero tutti effettivamente regolari. 
Lasciando l’ospedale prima in carrozzina e quindi in ambulanza, Galan ha esclamato: «Sono incazzato nero, e voi sapete con chi». Il riferimento sarebbe agli indagati che con le loro dichiarazioni l’hanno messo nei guai. L’ex segretaria Claudia Minutillo, Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati i due presidenti del Consorzio che ha dato il via alla costruzione del Mose. Se prima chiedeva di essere ascoltato dai magistrati, però, ora Galan promette di difendersi: «Presenteremo immediatamente istanza di riesame – dice il suo avvocato, Antonio Franchini – la Camera ha scritto una pagina preoccupante sul terreno dei diritti». 

IL MESSAGGERO