Sessant’anni di emozioni in nerazzurro

Curva Latina

LATINA Sintetizzare la storia del Latina Calcio, è impresa assai difficile nonostante sia una delle società professionistiche più giovani d’Italia.

Nata nel 1945, con il nome Virtus Latina, la squadra nerazzurra ha subìto nel corso degli anni numerose trasformazioni societarie, alternando momenti di fulgore a periodi di impalpabile presenza, sia in città che nel mondo calcistico.

Escludendo qualche stagione in serie C negli anni ’50 (sotto la presidenza di Memmo Francioni, cui è intitolato lo stadio), la vera storia dell’ Unione Calcio Latina, inizia nel 1963, anno in cui il club assume questa denominazione.

In pochi anni i nerazzurri guadagnano un posto fisso in serie D, con qualche puntata fugace in serie C. Sono i tempi in cui i presidenti si chiamano De Pasquale, Lucchetti, Loffredo, tutti nomi noti nel capoluogo, personaggi capaci di coinvolgere amici facoltosi ed appassionati. I calciatori, semiprofessionisti, arrivano nel capoluogo trovando spesso un posto di lavoro e diventando pontini di adozione. Uno dei più rappresentativi di quegli anni, fu il primo vero «bomber», Enzo Guarniero. Ma altri ne giungono successivamente nei «favolosi anni ’70», caratterizzati dall’esordio del primo calciatore pontino lanciato nel panorama nazionale ed internazionale.

Viene dalla provincia, per la precisione da Sonnino, ed è talmente magro che si guadagna subito un soprannome che lo accompagnerà per tutta la carriera, anche nel moneto di massimo fulgere, quando segnerà il gol della sicurezza del successo azzurro ai mondiali del 1982: Alessandro «spillo» Altobelli. Quei sessanta milioni di lire incassati dal Brescia per la cessione del giocatore più rappresentativo della storia calcistica pontina, non riuscivano a conferire una stabilità economica alla società.

Gioia, Luciani, Gianni Palumbo, Cifra, La Gioia, Bassoli, Papa Girolami, sono solo alcuni dei presidenti che si sono alternati in quegli anni alla guida della società di Piazzale Prampolini. Gli allenatori si chiamavano Ramon Lojacono, Lamberto Leonardi, uomini noti nel calcio nazionale ed internazionale. Il dopo Altobelli sembrava conferire al Latina i galloni di una squadra «vera».

Proprio sotto la guida di Bebo Leonardi, avviene il primo «miracolo pontino». Un progetto che raggiunge il suo apice con la prima storica promozione in Serie C1 nella stagione 1978-79. La formazione nerazzurra di quegli anni è una cantilena che tutti in città conoscono: Del Prete, Carannante, Ronzulli; Pezzuoli, Bernabucci, Rispoli; Venturini, Petrella, Morano; Fadigati, Caiazza. È l’anno in cui esordisce un altro giovane della provincia, questa volta di Monte San Biagio, una storia umana forte alle spalle e tanta voglia di farcela. Si tratta dell’altro bomber d’oro pontino Andrea Carnevale, che all’inizio della stagione seguente finisce all’Avellino, direttamente in Serie A.

La società, nel frattempo, cambia di nuovo denominazione diventando Unione Calcio Latina e viene rilevata da un imprenditore romano, Renzo Lorenzi, evidentemente attratto dall’entusiasmo presente in una città, vicina a Roma e avviata verso uno sviluppo urbano che, in effetti, si è rilevato notevole. Lorenzi crea una nuova struttura altamente professionale tutta romana, Tonino Trebiciani allenatore e in campo l’esperienza di Del Prete, Morano, Fadigati e Caiazza con le nuove leve del rilanciato settore giovanile, da Mario Faccenda a Roberto Policano a Gianfranco Mannarelli, fanno sperare in un futuro a tinte più azzurre che nere. Invece Lorenzi, deluso dalla poca «complicità imprenditoriale» offerta dall’amministrazione locale, in pochi anni torna nella capitale, realizza le cessioni importanti e lascia la società nuovamente ai latinensi. Da Pinna, passando per Tovalieri, Egidio Gino Palumbo, Pompili e Papaverone, tanti presidenti, ciascuno col proprio stile, ma tutti con una gran passione.

Anni in cui gli allenatori sono ex calciatori assai noti (da Giorgio Puja a Michele De Nadai, ad Alberto Pizzi, altro ex calciatore del Latina che ha deciso di fermarsi nel capoluogo pontino), ma i campionati frequentati oscillano tra l’interregionale e la C/2. L’unico allenatore non ex calciatore, ha però caratterizzato quegli anni, con salvezze miracolose e promozioni esaltanti. Si tratta di Giancarlo Sibila, una esperienza precedente fatta di settore giovanile nerazzurro, vero e proprio «mago» della panchina nerazzurra. Il baffo pontino, adorato dalla tifoseria (Ughetto Masullo in testa), è capace di far rendere i giocatori oltre i propri limiti. Fortunato ad aver incontrato un uomo d’ordine come il compianto Piero Di Trapano, un regista vero, capace di far correre i compagni e tenere saldamente le chiavi del suo centrocampo. La leggenda narra che Luca Piochi, l’ala di quegli anni, imputava ironicamente ai continui scatti imposti da Piero, l’origine della sua tachicardia.

Ma in quel Latina giocano ex scudettati come Salvatore Garritano, autentici fuoriclasse come Paolo Doto e Tony Montecalvo e tanti altri che hanno calcato palcoscenici ben più importanti. Tutto l’ambiente in quegli anni è coeso, dai magazzinieri Giorgio Ziroli e Fabrizio Roma, al massaggiatore Mario Cassetta, al Dottor Ventura, ai giovani aggregati alla prima squadra (tra cui ci piace ricordare un altro grande calciatore pontino, Elio Migliaccio scomparso tragicamente lo scorso anno), a tutto lo staff tecnico.

Ma quando non c’è programmazione, i bei risultati finiscono e si ritorna nell’anonimato. Così è avvenuto per il Latina, che ha vissuto una quindicina di anni tra fusioni, fallimenti, campionati dilettantistici con qualche puntata in C, fino all’estate del 2009, con la nuova Unione Sportiva Latina Calcio. Poi la presidenza Cavicchi, il mister della rinascita Sanderra, il ripescaggio in serie C, l’immediata promozione in B e tutto il resto è attualità.

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