Servizio civile ecco la riforma il governo cerca 100mila giovani

RENZI

Un esercito di giovani senza divisa: i primi 37 mila verranno «reclutati» a partire dal prossimo ottobre utilizzando risorse avanzate dal Fondo nazionale del servizio civile. Un tesoretto fino a qualche tempo fa gestito dal ministero della Difesa, in cui affluiscono le donazioni pubbliche e private. I fondi sono già disponibili: circa 125 milioni di euro, cui se ne aggiungeranno altri 55 provenienti dai progetti regionali del piano Garanzia-giovani. L’obiettivo è ambizioso: coinvolgere nel giro di un triennio 100 mila giovani cambiando pelle al nostro servizio civile attraverso progetti di solidarietà, inclusione, legalità a tutela del patrimonio culturale e geologico. Il quadro di riferimento è la legge del 6 marzo 2001 n° 64 che istituì su base volontaria il servizio civile. Derivazione della vecchia, abrogata, legge 772 che introdusse l’obiezione di coscienza per chi si rifiutava di imbracciare un fucile. 
PORTE APERTE 

«Una cosa che vogliamo fare è aprirlo agli stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro Paese», annuncia Luigi Bobba, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle politiche sociali con delega alle politiche giovanili e al servizio civile. Vuol dire: sì agli immigrati, porte aperte, oltre ai cittadini Ue, anche ai profughi richiedenti asilo. Una quota di giovani verrà destinata a progetti no profit fuori dal confine nazionale. Per tutti gli altri sarà un’opportunità di servire il Paese attraverso «forme di difesa non armata». Non servono titoli di studio, solo un’età compresa tra 18 e il 28 anni di età. Aggiunge il sottosegretario Bobba: «Stiamo studiando, in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e della Cultura la possibilità di legare il servizio sociale dei giovani volontari a progetti di recupero già finanziati». 
LA SPINTA DI RENZI

Attualmente i volontari sono circa 15 mila, un migliaio sono gli enti accreditati (che selezioneranno i giovani). Le consultazioni sono andate avanti per oltre 3 mesi. Le aree di intervento sono state ridefinite: protezione civile, assistenza, ambiente, patrimonio artistico e culturale, servizio civile all’estero. I volontari riceveranno 433 euro al mese per una durata minima di 8 mesi prorogabili a 12. Ognuno costerà alle casse dello Stato circa 6.000 euro l’anno (si pensa all’esenzione dall’Irap). L’obbligo è limitato alle 30 ore di lavoro settimanali. Il rimborso non sarà compatibile con altri redditi.
LA RIFORMA

Il 16 giugno scorso è stato emanato un unico bando ma i provvedimenti di selezione sono differenziati a seconda che si riferiscano a progetti nazionali o regionali. Già in settimana in Consiglio dei ministri potrebbe presentare la legge delega che dà attuazione alla trasformazione del servizio civile nazionale. Una eccellenza italiana, non abbiamo niente da imparare, anzi molto da esportare. Un vecchio pallino di Matteo Renzi, che il 13 maggio scorso per la prima volta parlò del «servizio civile universale» collegandolo alla riforma del Terzo settore. Non a caso nel suo primo intervento di presentazione del semestre europeo a Strasburgo, Renzi ha battuto proprio sul tasto del volontariato, «non ci sarà un’istituzione degna di questo nome senza l’istituzione del servizio civile europeo». Il piano sta molto a cuore al rottamatore fiorentino. È stato portato avanti in questi mesi dalla deputata piemontese Pd Francesca Bonomo, che ha la delega al servizio civile e alle politiche giovanili. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una variante del reddito di cittadinanza. Un contentino ai giovani. «Non è un lavoro – chiarisce la Bonomo – e non vogliamo sia un lavoro sottopagato tantomeno però è un volontariato puro. Ma pensiamo che debba essere un’esperienza anche orientata ad avviare un percorso professionale. Pensiamo a un attestato finale, un riconoscimento in termini di crediti formativi. E stiamo lavorando per renderlo valido anche ai fini contributivi Inps». É dimostrato che il volontariato per i giovani in cerca di occupazione può trasformarsi in un volano. Lo spera anche il governo.

Il Messaggero