Serie A, ecco la riforma: rose da 25, in 4 dal vivaio più 4 cresciuti in Italia

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Stesso numero di arrivi extracomunitari per il calcio professionistico italiano, 40, come da tetto Coni. Fine dell’ “escamotage” di tesserare un giovane anonimo per girarlo poi all’estero e liberare un posto. Teorica possibilità per una squadra italiana di poter acquistare un giocatore “di curriculum” senza dover cedere un altro extracomunitario all’estero. È la sintesi delle nuove norme approvate oggi dal consiglio federale della Figc, che ha detto sì a maggioranza – contrarie le componenti tecniche, calciatori e allenatori – anche al limite a 25 per le rose sul modello Uefa, e al nuovo fair play finanziario interno che dovrebbe portare (o costringere in un tempo ancora da stabilire) le società al pareggio di bilancio. Ecco le norme così enunciate nel comunicato ufficiale della Figc.
1) Rose delle squadre di Serie A a 25 calciatori, di cui 4 cresciuti in Italia e 4 cresciuti nel vivaio del club per cui sono tesserati, libero tesseramento degli Under 21 (la stragrande maggioranza è italiana).
2) Riforma dei cosiddetti giovani di serie; il giovane extracomunitario al primo tesseramento deve essere residente in Italia ed essere entrato nel nostro Paese con i genitori non per ragioni sportive e comunque aver frequentato la scuola per almeno 4 anni (tali calciatori non possono essere utilizzati per la sostituzione di un nuovo calciatore extracomunitario);
3) La sostituzione del calciatore extracomunitario sarà possibile solo nel caso di esistenza del contratto da professionista da almeno 3 anni (dal 2012).
BUCO — Mentre la Figc sorride per la riforma, la brutta notizia arriva sul fronte economico, visto il buco di 20 milioni in bilancio: “Quando mai ad un’azienda al mondo gli togli a ottobre 25 milioni di ricavi? – chiede retoricamente Tavecchio riferendosi ai tagli del Coni – E cosa deve fare l’amministratore in quel caso? Questo è il tema dominante, il resto sono panzane. Il calcio non può essere soggetto vilipeso ogni volta, noi fatturiamo 6 miliardi all’anno per il Paese ma non possiamo essere il pozzo di San Patrizio, dove si mettono dentro le mani e si tirano fuori i soldi. Alla fine ci attesteremo su una perdita di 10 milioni. Il buco è di 20 milioni ma abbiamo da recuperare attraverso le cessioni che il Coni farà, alla fine recupereremo 10 milioni. Con sacrifici immani riusciremo ad anticipare fondi che scadranno nel 2015-16 poi faremo un discorso molto semplice con la pregiudiziale che nel 2016 non potrà più essere così. Non possiamo più permetterci di stare nei riparti del Coni con queste percentuali”.
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