Senato, sfida finale: Forza Italia si spacca e il Pd chiude a Grillo

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Da oggi inizia il conto alla rovescia per il varo della riforma del Senato (e dei poteri delle Regioni) con l’approdo nell’aula del Senato del testo approvato dalla Commissione Affari Costituzionali. Non si prevedono grandissime novità perché ormai il confronto sulle riforme istituzionali si è già postato sull’Italicum. Tuttavia sarà interessante misurare la consistenza (o l’inconsistenza) dei dissidenti del Pd e di Forza Italia, l’intensità dell’opposizione dei grillini (ostruzionismo o no?) e i segnali che invieranno le altre forze della maggioranza in vista del braccio di ferro sull’Italicum e su preferenze, soglie di sbarramento e distribuzione del premio di maggioranza.
Segnali di movimento vengono soprattutto dai due grandi partiti d’opposizione: Forza Italia e M5S. Fra i forzisti la giornata di ieri ha registrato l’ennesimo segnale di ”ribellione” da parte di Raffaele Fitto che ha inviato al leader Silvio Berlusconi una nuova lettera aperta con un messaggio secco. «Stiamo sbagliando». Fitto intanto chiede «più tempo» e non parla di scissione ma finisce per evocarla quando arriva a parlare così: «rischiamo di perdere la nostra identità e di consegnarci».
LA LETTERA
«Caro Presidente, non sono, non siamo contro le riforme – scrive Fitto – Ciò che crea grande perplessità sono invece due ordini di questioni, e cioè: i contenuti della proposta in campo, come il Senato non elettivo e il rischio di nuovi conflitti Camera e Senato, e la fretta». «Stiamo sbagliando – continua Fitto – sembriamo ipnotizzati da Renzi. Non è accettabile che, nel silenzio del nostro partito, Renzi si permetta di ridicolizzare alcuni nostri senatori solo perché la pensano diversamente. Siamo sicuri che questo atteggiamento così passivo sia utile a te e alla nostra parte politica? Secondo me no».
A Fitto risponde Paolo Romani a stretto giro di posta: «Non capisco il senso della richiesta di prendere tempo. Per cosa? Per cambiare un accordo che abbiamo già migliorato moltissimo? Per sfilarci da un processo riformatore che appartiene anche a noi?».
Anche i grillini (che domani terranno un sit senza Grillo davanti al Senato) alzano la voce. Grillo e Casaleggio ieri hanno chiesto a Renzi («Ne constatiamo la lentezza da Bradipo», hanno scritto sul blog) un incontro entro 24 ore sulla legge elettorale. «Il confronto con il Pd va concluso al più presto – scrivono Grillo e Casaleggio – Se non ci sono i termini per una intesa proseguirà solo il dialogo fra il Pd e il noto pregiudicato».
Una presa di posizione alla quale risponde secca Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd: «La tattica di Grillo appare sempre più chiara: chiedere il confronto per fermare le riforme», dice Serrachiani. Secondo la quale: «Grillo si è tagliato fuori da solo con il suo splendido isolamento, poi ha tentato di rimettersi in pista all’ultimo minuto e ora non sa più che pesci pigliare». E il premier Matteo Renzi chiosa con una intervista al Tg1: «Sulla riforma del Senato avremo una maggioranza molto ampia».

Il Messaggero