Seedorf punta tutto su Roma e derby per tenersi il Milan

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Clarence Seedorf si è lanciato al recupero del Milan e del suo futuro. È una impresa disperata come dimostra l’ultimo report sui contatti con il presidente Berlusconi («C’è stata una telefonata con Arcore?» la domanda seguita dalla risposta gelida come un ghiacciolo: «Oggi voglio parlare d’altro») ma lui, che ha sempre puntato sul proprio talento, deve mantenere, a parole, una fede incrollabile nel ribaltone. E con lui, anche i suoi più fidati collaboratori che dinanzi all’attuale scenario, ormai scolpito, continuano a ripetere che è tutto un complotto mediatico. Per risalire la china lungo la quale è scivolato a dispetto della striscia positiva di 6 risultati, l’olandese ha fatto quello che avrebbe deciso un giocatore di poker al tavolo del casinò rimasto con pochi spiccioli dopo aver avuto montagne di fiches davanti agli occhi: ha puntato il credito rimasto sulla rincorsa all’Europa e sulle due prossime sfide (Roma e derby) che possono stabilire lo spessore autentico del suo Milan. «Sarà una grande serata di calcio» il suo pronostico reso ancora più dolce dai complimenti passati alla Roma e a Garcia, col quale va a braccetto per lodarsi appena appena, «la nostra filosofia è diversa da quella di Mourinho e Simeone» sottolinea e fa sapere, pur riconoscendo titolo a Mou («il tecnico più bravo al mondo») e meriti al Cholo inventore del fenomeno Atletico.
Non è il solito Seedorf, tronfio e risoluto, incontrato nei primi giorni del suo nuovo incarico. Ammaestrato forse dalle feroci critiche ricevute in tal senso, Clarence ha cambiato registro nei giudizi e negli interventi. E non solo nello schieramento tattico del suo Milan, partito col proposito di rivoluzionare lo schema di Allegri, e poi rimodellato grazie a saggi consigli. Ha cambiato anche profilo. Un esempio concreto? Qualche buontempone ha paragonato la sua media-punti (di 15 partite) pari a quella ottenuta da Carlo Ancelotti in 8 anni di Milan? Ecco la sua chiosa: «Mi sembra surreale». Qua la mano, Seedorf. E per i soliti cacciatori di segreti da svelare attraverso i quali spiegare i successi su Chievo, Genoa, Catania e Livorno, beh la sua risposta defilata è diventata un inno al gruppo: «Qui tutti, ma proprio tutti, dallo staff tecnico a chi lavora nel ristorante, hanno dato qualcosa per creare serenità nell’ambiente».
Serenità che, a onor del vero, è difficile da cogliere dentro il recinto di Milanello. E non tanto perché la mina vagante Mario Balotelli si è reso protagonista di un discutibile siparietto con alcuni agenti della polizia di Brescia che lo hanno fermato per chiedergli i documenti. Oppure a causa delle rinnovate voci su offerte di acquisto delle quote Fininvest del club rossonero che di fatto hanno riaperto il dibattito interrotto dall’ennesima nota perentoria dell’azionista. «Il Milan non si vende e vale più di 500 milioni. Non scherziamo sulle cose sacre» ha tolto ogni dubbio lo stesso Silvio Berlusconi a Porta a porta.
No, in questo caso sono le scelte tecniche di Seedorf anche in vista di Roma stasera a far discutere e a provocare il malumore di qualche nazionale con vista sui mondiali del Brasile. Infatti, Ignazio Abate è destinato a restare in panchina a favore di Bonera se Rami dovesse recuperare, altrimenti Abate a destra e Bonera centrale con Constant a sinistra e De Sciglio in panchina. Scontato il rientro del «samurai» Honda. «Io sono uomo del calcio, ho giocato per 22 anni, avrei potuto farlo per altri 5 (quindi fino a 43 anni!, ndr), ho accettato di cambiare ruolo perchè stuzzicato dalla sfida che vivo con lo stesso entusiasmo tutti i giorni» la conclusione di Seedorf. Lui ha fede nel ribaltone, vedremo il suo Milan.

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