«Se attacca i giudici, affido revocato»

SILVIO BERLUSCONI 3

MILANO La decisione sulle sorti del condannato Silvio Berlusconi è già stata presa. In una camera di consiglio di tre quarti d’ora, riunita al termine dell’udienza di venerdì, il Tribunale di Sorveglianza ha espresso il suo parere sull’affidamento ai servizi sociali all’ex premier. Ma per la sentenza e le motivazioni bisognerà attendere fino a martedì, con il deposito nella stanza 69 al settimo piano del Palazzo di giustizia. A quel punto l’ex Cavaliere, scongiurati i domiciliari, potrà tirare un sospiro di sollievo anche se il cammino che lo attende da qui a un anno non va affrontato con la noncuranza di una passeggiata: «Gli affidi possono essere sempre revocati», è stato l’avvertimento lanciato ai difensori dal pg Antonio Lamanna.

«RISPETTO PER I MAGISTRATI»
Il rapporto tra Berlusconi e chi lo ha giudicato è costellato di eccessi e intemperanze. Dalle «tre giudichesse femministe e comuniste» che in primo grado gli imposero alimenti per 100 mila euro al giorno all’ex moglie Veronica Lario, ai «giudici politicizzati» definiti «metastasi della democrazia». Gli esempi dell’ira dell’ex Cavaliere nei confronti delle toghe sono numerosi, ma uno in particolare non è sfuggito al pg Lamanna, che si è presentato in aula con un articolo di giornale del 7 marzo: «Sono qui a dipendere da una mafia di giudici che il 10 aprile mi diranno se devo andare in galera o ai domiciliari», è stato l’ultimo attacco del condannato. Che d’ora in poi non potrà più permettersi uscite così dure: «Una cosa è avanzare una critica alla magistratura, altra è diffamare i giudici personalmente». Errori di questo genere nel percorso di riabilitazione, avverte Lamanna, non saranno tollerati. Berlusconi incontrerà una volta alla settimana gli assistenti sociali e «si valuterà alla fine del programma se i mesi trascorsi in affido possono essere considerati proficui e soddisfacenti» ai fini del ravvedimento. «Noi non siamo nè angeli vendicatori nè angeli custodi, applichiamo la legge», rileva Lamanna.

AGIBILITA’ POLITICA
A prendere la parola in difesa di Berlusconi è stato l’avvocato Franco Coppi, precisando che l’imputato non intendeva rivolgere attacchi personali ai giudici bensì esercitare una «critica politica» e che, «nonostante non sia d’accordo con la condanna di colpevolezza» per frode fiscale nel processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset, «accetta l’espiazione della pena» come richiesto dalla Cassazione per accedere ai servizi sociali. Ora tocca alla Sorveglianza scegliere il lavoro più adatto al leader di FI: «motivatore» per disabili in una cascina da realizzare ad Arcore o a Macherio, cioè a casa sua, con i fondi di una onlus nell’orbita di Mediaset, oppure assistente di anziani e malati in una struttura pubblica nell’hinterland milanese. O anche una terza soluzione identificata dal Tribunale stesso. Ciò che maggiormente preme a Berlusconi tuttavia è l’agibilità politica, quindi la libertà d’azione: i legali hanno chiesto ai giudici di concedergli la massima possibilità di movimento quanto a orari e spostamenti, permettendogli di partecipare alla campagna elettorale. Su questo punto la linea della Sorveglianza è sempre stata molto elastica. «Quando Fabrizio Corona era in affidamento faceva il fotografo e lavorava nelle discoteche. Non potevamo certo imporgli il coprifuoco alle 10 di sera», spiega un magistrato. E infatti rientrava alle due di notte. Prescrizioni su misura, insomma, ma quelle che vengono fissate devono essere rispettate alla lettera: se Berlusconi se violerà le regole o se la relazione finale dell’Uepe non sarà positiva, potrebbe scattare per l’ex premier la detenzione domiciliare. E qualora la condanna a sette anni di reclusione nel processo Ruby diventasse definitiva, ai domiciliari finirebbe davvero.