Scuola, Renzi costretto allo stop. Slitta la riforma

MATTEO RENZI 7

Le vignette, si sa, sono sempre paradossali, l’Economist oltretutto è un settimanale severo con l’italianità, ma certo la copertina del settimanale britannico che ritrae Matteo Renzi con in mano un gelato mentre la «barca» dell’euro affonda, non è precisamente un tonico a poche ore dal vertice di Bruxelles chiamato a nominare Alto commissario e presidente del Consiglio europeo.

L’immagine del premier italiano che, come un bambino, si trastulla con un cono, non corrisponde esattamente alle ultime giornate di Matteo Renzi, vissute in modo frenetico, lanciando annunci, cercando coperture, immaginando spot efficaci per il consiglio dei ministri in programma oggi e che era chiamato ad approvare tre importanti provvedimenti su scuola e giustizia e anche il decreto sblocca-Italia. Anche ieri Renzi ha cercato, al suo ritmo incalzante, di chiudere le innumerevoli questioni aperte, ma alla fine ha deciso di ritirare uno dei tre dossier. In serata la gelata, davvero inaspettata: palazzo Chigi ha diffuso un comunicato ufficioso per annunciare che il provvedimento sulla scuola «slitta, ma NON salta, per evitare troppa carne al fuoco».

Una retromarcia inusuale in Matteo Renzi, sempre attentissimo a non contraddirsi. Nei giorni scorso il presidente del Consiglio si era sovraesposto, annunciando che nel Cdm sarebbero state adottate misure «stupefacenti» per la scuola. Negli ultimi giorni erano via via affiorate indiscrezioni, più o meno apocrife, sulle intenzioni del premier e alla fine era emerso il progetto più hard: quello di assumere in pianta stabile centomila insegnanti precari. Progetto quantomai ardito, alla luce del costo dell’operazione (circa 3 miliardi), in un contesto di crescente difficoltà finanziaria. Certo, l’intenzione di Renzi era quello di presentare oggi in Consiglio dei ministri (e poi in conferenza stampa, l’appuntamento preferito dal premier) soltanto le linee-guida della “riforma” della scuola, una scuola più a misura di insegnante e di studente. Dunque soltanto alati progetti da mettere in pratica nel prossimo anno scolastico, senza l’obbligo di una immediata copertura. Eppure, anche quel progetto minimo è saltato.

Da quel che trapela, dal ministero dell’Economia avrebbero fatto presente che il semplice annuncio di misure corpose per la scuola (a cominciare da quella dei centomila), avrebbe innescato una doppia aspettativa, finanziaria e negli interessati, che sarebbe stato molto difficile soddisfare. Tanto più che le misure per la scuola avrebbero richiesto un intervento a breve: le risorse necessarie per il prossimo anno scolastico andavano inserite, scompaginandola, nella legge di Stabilità che il governo si è impegnato a presentare tra 32 giorni. In compenso sulla giustizia penale e sulla responsabilità civile dei giudici, Renzi ha cercato soluzioni di compromesso per non scontentare troppo Forza Italia e Ncd, mentre è potuto andare dritto sulla riforma che gli stava più a cuore, quella della giustizia civile.

Questa sera, in conferenza stampa, il presidente del Consigio potrà annunciare – e sbandierare – la promessa di un prossimo dimezzamento delle cause, annosa questione alla quale sono sensibili anzitutto gli imprenditori italiani e stranieri. Ma Renzi non demorde dalla linea degli annunci: lunedì, in una ennesima conferenza stampa, presenterà il programma dei mille giorni. Domani, intanto, il Consiglio europeo nominerà Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini. Impuntandosi, Renzi l’ha avuta vinta, ma il commento di “Le Monde” è impietoso, definendo questa «una scelta sbagliata» e sostendo che la candidatura Mogherini «soddisfa diverse condizioni», perché è donna, socialdemocratica e brava con le lingue straniere, «tutte tranne una: l’esperienza – e l’aura personale che questa conferisce».

LA STAMPA