Scuola, precari assunti in due tappe

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Avanti con l’approvazione, in tempi rapidissimi, della riforma sulla Scuola. Il governo guidato da Matteo Renzi ci crede perché ritiene possibile che il Parlamento riesca a licenziare il disegno di legge nei tempi giusti per proseguire, in prima battuta, con il piano d’assunzioni per i docenti precari delle Gae e del concorso 2012, dal prossimo primo settembre. Martedì, nel Consiglio dei ministri, arriverà proprio il testo del disegno di legge da sottoporre poi alle Camere. Ma c’è anche il rischio che il ddl, considerata la tempistica usuale del Parlamento, si impaludi prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. O almeno, che non si arrivi alla pubblicazione in Gazzetta nei tempi stabiliti. Tra i sindacati e le associazioni di categoria è reale – e sconcertante – la certezza che, comunque, al netto degli sforzi di onorevoli e senatori, operare per disegno di legge non darà il tempo di procedere al piano assunzionale stabilito dal crono programma governativo. Sono ipotesi, naturalmente, ma se per un motivo o per un altro la riforma dovesse slittare, cosa accadrebbe a quei precari – 136mila, esclusi quelli delle graduatorie d’istituto e i docenti di terza fascia – che attendono una stabilizzazione?
GLI SCENARI

L’obiettivo, ampiamente esposto a margine del Consiglio dei ministri di martedì 3 marzo, dal premier Renzi e dalla ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, era perentorio: «Le coperture finanziarie ci sono (un miliardo di euro già in legge di stabilità altri 3 entro il 2016) daremo seguito alle assunzioni secondo quanto detto finora e confidiamo su tempi certi in Parlamento». Dovrebbe filare tutto liscio con 136mila docenti finalmente liberi dal precariato. Gli insegnanti iscritti nelle graduatorie d’Istituto (solo 50mila dei 120mila presunti) – non meno titolati o capaci degli altri ma impossibilitati a iscriversi nelle Gae perché chiuse da anni – dovrebbero andare a colmare il paniere dell’organico funzionale, quella sacca di docenti-jolly a disposizione delle scuole destinato a cancellare le supplenze brevi e annuali, dove i posti sono vacanti con un contratto a tempo in attesa del concorso. Concorso che dovrebbe lasciare anche dei posti per chi resta fuori da tutto: gli insegnanti di terza fascia e quelli delle graduatorie d’istituto con 36 mesi di servizio.
Il bando, stando sempre al cronoprogramma renziano, dovrebbe essere pubblicato entro il primo ottobre del 2015. Queste sono le premesse, ma soprattutto le promesse fatte agli italiani e a chi la scuola vera, e non soltanto quella bella e sognata, la fa da anni. Poi però bisognerebbe mettersi a far di conto, o almeno cercare di capire, cosa potrebbe accadere se questo piano andasse in fumo, se il ddl dovesse arenarsi.
L’ALTERNATIVA

A questo punto, il governo potrebbe optare – ma il condizionale è d’obbligo – per un decreto legge con un pacchetto d’assunzioni “urgenti” per coprire le cattedre vacanti e il turn-over. In tutto si stimano circa 43mila assunzioni da settembre, quelle per le cattedre realmente vuote (23mila) più i posti lasciati disponibili dai pensionamenti e quindi dal turn-over (circa 20mila). Una soluzione tampone, in sostanza. Che metterebbe al riparo il governo dall’alzata di scudi di categorie e sindacati, ma che rimanderebbe le assunzioni più corpose al 2016 perché incardinate al disegno di legge. E a pagarne le spese sarebbe proprio l’organico funzionale, considerato il fatto che, coprendo solo le cattedre effettivamente libere, l’attivazione dei posti su organico funzionale potrebbe slittare di un anno, giacché dovrà seguire l’approvazione della legge che ne stabilisce le regole e assegnazione del contingente alle scuole, chiamate entro giugno a presentare una progetto per la necessità su singolo istituto.

Il Messaggero