Scuola, per i prof bonus da 500 euro e premi ai più bravi Restano gli scatti

TASSE SOLDI 4

Si azzera tutto e si riparte da capo con una scuola più dinamica, autonoma, trasparente e dotata di risorse umane e finanziarie. «Dopo settant’anni di riforme fatte per sottrazione – ha spiegato Matteo Renzi – questo è il primo governo che investe sulla scuola, cuore e motore di un territorio, mettendo dei soldi invece che toglierli». «Un grandissimo lavoro – ha aggiunto – è stato fatto finora e lunedì il testo approderà in Parlamento». Dieci i punti principali di un testo che dovrà, ora, essere discusso dalla Camere. Cade l’ipotesi di un successivo decreto legge d’urgenza. Il presidente del Consiglio su questo è stato perentorio: «Il Parlamento approverà il testo nei tempi consoni».
I PUNTI

E veniamo ora ai punti salienti del ddl. Al primo posto scatta il principio di autonomia scolastica. Le scuole assumono, per la prima volta nella storia, una personalità giuridica. Che tradotto significa libertà sulla gestione degli edifici, della didattica, dei progetti da mettere in piedi per far crescere gli studenti, oltre che sulla gestione dei fondi a disposizione. E su questa scia, i presidi – che saranno soggetti a una valutazione stringente -, potranno scegliere i propri insegnanti. Un albo dentro il quale attingere per individuare la figura professionale che meglio si presta a una determinata realtà scolastica. «Un meccanismo che toglie finalmente – ha spiegato Renzi – tutta quella burocrazia finora vigente». Al secondo posto, lo stop alle classi pollaio grazie all’organico funzionale. Entro una determinata data, le scuole elaboreranno un piano strategico sul fabbisogno d’insegnanti che andranno a comporre una disponibilità non solo per le cattedre libere. Già da settembre, il “preside allenatore”, come l’ha ribattezzato Renzi, sceglierà la sua squadra, decidendo a chi affidare una cattedra e a chi lasciare il compito di seguire progetti complementari d’insegnamento. Il criterio? Il rischio di arrivare a chiamate clientelari è escluso grazie alla pubblicazione on-line dei curricula dei docenti e una seguente scelta basata sul merito.
I PRECARI

Ed è a questo punto inevitabile anticipare il capitolo sulle assunzioni dei precari che, nel disegno di legge ricopre, gli ultimi posti. Le assunzioni riguarderanno 100.701 docenti precari che da anni stazionano dentro le graduatorie a esaurimento, più i vincitori del concorso 2012 (circa 3mila). Non più dunque 148mila perché molti (più di 28mila) sono stati immessi già in ruolo e altri 10mila impiegati in altre professioni o in strutture private. Circa 43mila neoassunti andranno a coprire le cattedre realmente vuote e libere, gli altri saranno impiegati nell’organico funzionale. I docenti delle graduatorie d’istituto restano fuori e dovranno sostenere il prossimo concorso. La partita delle Gae si chiude, dunque, salvo che per una categoria: quella degli insegnanti della scuola materna. Ben 23mila persone che il governo s’impegna, comunque, ad assumere nel prossimo anno sulla base delle strategie elaborate dai comuni italiani per il progetto 0-6. Le supplenze resteranno ma solo per il prossimo anno scolastico e saranno 10mila per la copertura di quelle cattedre – come matematica e lettere – per cui non ci sono sufficienti insegnanti abilitati. I 3mila precari cui il Consiglio di Stato ha decretato l’immissione nelle Gae, troveranno un posto se al momento dell’approvazione del ddl saranno davvero già stati inseriti nelle graduatorie a esaurimento.
LE AGEVOLAZIONI

Restano gli scatti d’anzianità ma altresì anche quelli di merito grazie a un plafond extra di 200milioni di euro a regime nel 2016. Restano gli sgravi per le paritarie fino alle medie, la destinazione del 5×100 0 alle scuole e lo school bonus. Arriva, infine, la Carta del docente: una disponibilità di 500 euro a professore già da quest’anno per spese “culturali”. Mentre tutta la parte relativa alla didattica, con il potenziamento dell’inglese educazione fisica,il ritorno di materie come Storia dell’arte e musica nonché l’ingresso di materie nuove come educazione ambientale, fortemente sostenuta dal ministro Galletti, il capitolo sull’edilizia scolastica e il nuovo Testo unico per l’istruzione saranno rimandati a una seguente legge delega.

Il Messaggero