Scuola, è caos precari 90 mila senza cattedra

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«Le cifre sono chiare, non è questa la sede per tornare a spiegarle». Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha risposto così, l’altra sera a margine del Consiglio dei ministri, a chi le chiedeva quanti fossero i precari che il governo punta ad assumere entro settembre. Ma quanti sono veramente i docenti che attendono una stabilizzazione, che magari lavorano un anno e poi si fermano? Perché parlare di precari in senso generale è semplice. Il difficile viene poi quando bisogna capire, con necessaria precisione, in quali graduatorie o doppie graduatorie stazionano, se hanno l’abilitazione se ancora la devono ottenere, se nel frattempo – tra un supplenza e l’altra – hanno trovato altre occupazioni, magari nelle scuole paritarie o private, pur restando inseriti, tuttavia, nelle graduatorie a esaurimento o in quelle d’istituto.
IL METODO

È una galassia che non trova un punto di raccordo tra le cifre elaborate dal governo, scritte nero su bianco sul piano di riforma, e i sindacati ma anche le associazioni di categoria per cui quei conteggi sono sbagliati. A chi dare ragione? Si sarebbe dovuto procedere per analisi dell’organico, fermo al 2011, fanno sapere dalla Flc-Cgil, il sindacato che più di altri ha intrapreso la via di rottura con l’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Prima di mettersi a far di conto su quanti sono i docenti precari, il governo, fanno sapere dal comparto scolastico della Cgil, avrebbe cioè dovuto conteggiare le cattedre disponibili, quelle vacanti, incrociare i dati dell’Inps per capire, ad esempio, quanti insegnanti inseriti in graduatoria percepiscono contributi per altri lavori. Si è scelta invece la via opposta: tirar giù l’elenco dei docenti non ancora stabilizzati e procedere a un piano d’assunzioni.
I NUMERI DEI PRECARI

Dal ministero dell’Economia confermano la capacità finanziaria: un miliardo di euro già in legge di stabilità e altri tre che entreranno a regime per il 2016. Con questa disponibilità si potrebbero coprire circa 130mila precari. C’è, però, la mina vagante dei risarcimenti per i docenti che, dallo scorso novembre, hanno impugnato la sentenza della Corte di giustizia europea, contraria alla reiterazione dei contratti per più di 36 mesi e che sono ora in attesa di giudizio. Le graduatorie a esaurimento conteggiano 154.561 precari, compresi circa 10mila – ma è un numero approssimativo – d’insegnanti che lavorano già in altri settori o strutture scolastiche non pubbliche. I docenti assunti di ruolo per l’anno scolastico 2014/2015 sono 28.649, di cui 8mila attraverso il concorso del 2012 (12mila i posti messi a bando all’epoca), che sono andati a coprire 13.342 cattedre di sostegno e 15.307 cattedre nelle scuole dell’obbligo di ogni grado. Solo dalle Gae ne restano, dunque, da assumente 133.912.
LE CATTEDRE

I posti disponibili? Il governo conteggia 50mila cattedre, i sindacati e le associazioni qualcosa in meno: 43 mila cattedre, recuperabili dai circa 20mila pensionamenti e da 23mila posti scoperti e vacanti. È dunque verosimile ipotizzare che più di 90mila si troverebbero a essere assunti senza avere un’aula dove insegnare, considerata anche la saturazione per molte classi di concorso soprattutto al Sud Italia. Certo, c’è l’organico funzionale da riempire, per togliere di mezzo le supplenze. Ma sarebbero – accusano ancora i sindacati -docenti a disposizione di una scuola cui si riconoscerebbe soltanto lo status di precario. L’unico modo per garantire a tutti una cattedra, aggiunge l’Anief, sarebbe quello di ripristinare il tempo pieno.
I PRECARI DI SERIE B

A questi si aggiungono poi i docenti della graduatoria d’istituto. Molti hanno fior fiori di dottorati, doppie lauree, specializzazioni e sono già abilitati ma non hanno potuto iscriversi alle Gae perché chiuse da anni. Sono circa 120mila e quelli che rientrerebbero nel piano assunzionale, 50mila. Infine gli insegnanti di terza fascia, non ancora abilitati ma che svolgono supplenze brevi o temporanee in moltissime scuole d’Italia. Ben 141.116 i contratti a tempo firmati nel 2014. Sono un gruppo ingente: ben 250mila. Per loro, resta tutto in alto mare.

Il Messaggero