Scuola, appello sindacati a parlamentari: “In piazza con noi”. Scrutini, garante: “Precettazione obbligata”

Stefania Giannini 1

Il ddl scuola approda alla Camera. In base a quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo, le votazioni sul testo si terranno domani e da lunedì a mercoledì ad ora di pranzo, quando è prevista la votazione finale sul provvedimento. E i sindacati scrivono ai parlamentari, chiamandoli in piazza all’assemblea pubblica contro la riforma. Le sigle sindacali della scuola danno appuntamento a deputati e senatori per domani pomeriggio alle 16:30 in piazza del Pantheon. L’incontro sarà una sorta di ‘microfono aperto’ per dare voce alle ragioni contro il ddl in esame a Montecitorio. “Gentili deputati e senatori – si legge nella mail – le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda Unams di Roma e del Lazio hanno promosso un’assemblea pubblica dal titolo “il mondo della scuola incontra i parlamentari di Camera e Senato” che si terrà il giorno 15 maggio con inizio alle ore 16.30 In piazza del Pantheon. Le nostre organizzazioni sarebbero liete di ricevere un contributo alla discussione da parte dei rappresentanti del vostro gruppo parlamentare”, si legge nella missiva.

All’invito hanno risposto i parlamentari di Sel: “Quella proposta da Renzi sulla scuola è una riforma che porta il Paese indietro, la scuola pubblica subisce un colpo e gli insegnanti vengono relegati in un ruolo marginale. Il preside non sarà un prefetto o uno sceriffo, ma sarà un preside ‘faraone’ dal nome del sottosegretario che nel corso degli ultimi giorni ha bombardato di tweet la rete e offeso gli insegnanti della scuola repubblicana”, ha affermato il capogruppo di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto. Quello del governo – prosegue Scotto – è un testo autoritario, sbagliato e pasticciato che andrebbe immediatamente ritirato. Sinistra ecologia libertà ribadisce la richiesta di ritiro del provvedimento, l’emanazione di un decreto urgente sulle assunzioni dei precari e un nuovo testo riscritto col mondo reale della scuola. Quello che domani sarà in piazza al Pantheon a Roma. I parlamentari di Sel ci saranno”.

LA RIFORMA DELLA SCUOLA: PRO E CONTRO

Al centro dell’agenda del governo. La scuola “non è periferia per il governo Renzi, ma è centro della società”, ha sottolineato nel suo intervento in Aula, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. “Forse questo – ha aggiunto – ha scatenato il dibattito perché non si era abituati a ciò, se ne parlava tra addetti ai lavori. Ora, invece, è tema centrale della nostra riflessione”. È ora, ha proseguito Giannini, di effettuare un’inversione di tendenza: “Dopo anni di tagli e di visione alla cieca” sulla scuola, “noi invertiamo la tendenza con un piano ambizioso”. “Noi – ha ribadito il ministro – non siamo paladini dei precari, ma poniamo termine al precariato per far uscire la scuola da una terapia intensiva continua. La babele di graduatorie ha alimentato una gigantesca macchina di aspettative e di frustrazioni che è costata anche un patrimonio di risorse, sfioriamo il miliardo”. Per il ministro, è arrivato il momento di riconquistare una normalità perduta: “Il nostro obiettivo è ricostruire la normalità che decenni di scelte mancate hanno fatto scomparire e cioè che chi lavora nella scuola sia scelto in base al fabbisogno e selezionato attraverso un concorso pubblico”, ha spiegato, facendo un parallelismo con il Jobs Act con il quale, allo stesso modo si è deciso che la normalità del mondo del lavoro doveva tornare a essere il contratto a tempo indeterminato.

I cardini della riforma. Il ministro ha ripercorso per sommi capi i cardini della riforma – merito, uguaglianza, valutazione, formazione costante – e ha sottolineato un “pregio: dietro l’etichetta ‘buona scuola’ (che il premier ha illustrato, punto per punto, in un video pubblicato ieri sul sito del governo) c’è una visione di un progetto educativo, che può essere condiviso o meno, ma c’è”. La scuola – ha detto Giannini – “non è buona finché non è per tutti e ovunque. È ancora molto discontinua, diseguale, vittima di sofferenze. Perché possa essere buona per tutti va aperta, migliorata, impreziosita, resa libera e autonoma, europea e multiculturale. Dopo anni di tagli e cambiamenti senza visione, invertiamo questa tendenza con un piano ambizioso, che viene dalla politica, dall’amministrazione e dalla società e che ha bisogno di politica, amministrazione e società”.

Repubblica