Scuola, altro rinvio per la riforma «Ma le assunzioni non slitteranno»

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«Non c’è nessun passo indietro da parte del governo né rischio che slittino le procedure di assunzione dei docenti e del personale didattico che lavorerà con noi dal prossimo primo settembre». Il premier, Matteo Renzi, lo ripete più volte a margine del Consiglio dei ministri che, ieri, ha avuto all’ordine del giorno anche la controversa riforma sulla Scuola.
Garantisce la copertura finanziaria – un miliardo di euro già in legge di stabilità e altri 3 miliardi di euro entro il 2016 – torna a ripetere l’impegno dell’esecutivo per una riforma partita da lontano che ha coinvolto, tra consultazioni e dibattiti, più di un milione e 800mila cittadini. E dopo le quasi 48 ore trascorse a discutere su quale strumento normativo usare per la riforma, da palazzo Chigi, arrivano solo le linee guida di un disegno di legge che sarà presentato il 10 marzo, nel prossimo Consiglio dei ministri. Poi la parola passa al ministro Stefania Giannini, che espone i punti del ddl, molti dei quali contenuti nella bozza del decreto andato poi in fumo.
I PRECARI
Gli insegnanti precari restano l’argomento più controverso. Le assunzioni di circa 125mila docenti delle Gae e dell’ultimo concorso 2012 rischiano di saltare. E non per mancanze finanziarie, anche se a viale Trastevere si vocifera di analisi approfondite condotte dal Mef che avrebbero segnalato dei piccoli “vuoti”. Solo martedì si saprà se il capitolo assunzioni sarà inserito nel disegno di legge o viaggerà su altri strumenti normativi, magari con un decreto ad hoc.
Da viale Trastevere i tecnici ministeriali non nascondono molte perplessità sulla reale certezza di arrivare al 31 agosto con le assunzioni fatte, bisognerà davvero contare sulla tempestività del Parlamento o sulla velocità degli uffici regionali scolastici – qualora si operasse per decreto – perché a settembre mancano appena cinque mesi e il tempo potrebbe non bastare.
LE LINEE GUIDA
Tra i punti illustrati, l’autonomia scolastica ricopre il ruolo di protagonista. Quell’autonomia elaborata dalla riforma dell’ex ministro all’Istruzione, Luigi Berlinguer, e rimasta per oltre un decennio lettera morta. L’offerta didattica rappresenta il secondo punto caro alla riforma con il potenziamento di alcune discipline. Nelle scuole elementari e medie, ad esempio, la riforma punta a incrementare l’insegnamento della musica e delle lingue straniere, in primis dell’inglese, nonché dell’educazione alla cittadinanza – da tradurre come una nuova educazione civica – e dello sport da affidare a docenti qualificati.
Nei licei ritornerà l’arte ma anche il diritto e l’economia e, nell’ottica di una scuola digitale, sarà dato ampio spazio alla logica e al pensiero computazionale, all’educazione ai media nonché all’artigianato e alla produzione digitale. Previsto anche il curriculum dello studente, che permetterà ai liceali di seguire lezioni su materie opzionali e peserà nell’esame di Stato in fase di orale. Per l’alternanza Scuola-lavoro, infine, nel secondo biennio e nell’ultimo anno degli istituti tecnici-professionali gli studenti saranno chiamati a svolgere 400 ore di stage in aziende pubbliche e private mentre nei licei le ore scendono a 200. Sgravi fiscali, poi, come quelli per le scuole paritarie, o lo “school bonus” con crediti d’imposta agevolati per coloro che investono nelle scuole oltre al 5X1000 da destinare agli istituti statali.
GL INSEGNANTI
Per diventare insegnanti si procederà solo per concorso, che sarà bandito ogni tre anni su base regionale in considerazione dei posti vacanti e disponibili. Anche se nel 2015 una parte dovrà essere ancora assunta con il vecchio sistema dei supplenti a tempo determinato. Restano gli scatti d’anzianità ma al 30%, mentre gli aumenti seguiranno per il 70% scatti triennali basati sul merito. Confermato il periodo di prova, la formazione obbligatoria – anche per i docenti di sostegno – e la valutazione, articolata in tre punti: crediti didattici (sulla qualità dell’insegnamento), formativi (sugli obiettivi raggiunti con gli studenti) e professionali (sulle migliorie apportate alle scuole). A valutare gli insegnanti, saranno i presidi due docenti mentir e un insegnante di staff.

Il Messaggero