Scuola, addio alle supplenze. I sindacati, “contratto e risorse”

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Il ministro Stefania Giannini ha disegnato i punti qualificanti del nuovo corso della scuola che intende aprire: “Chi fa di piu’ prende piu’ soldi” ha annunciato. Uno stipendio per gli insegnanti agganciato, in qualche modo, al merito e alla carriera. Verranno abolite le supplenze “che fanno male a chi le fa e a chi le riceve”, come spiegato ancora dal ministro, e data piu’ autonomia agli istituti.

La risposta dei sindacati: primo giorno di scuola con sciopero. L’Unicobas, secondo cui e’ “inaccettabile” il progetto di riforma della scuola targato Giannini-Renzi, conferma lo sciopero annunciato per mercoledi’ 17 settembre, primo giorno in cui saranno aperte tutte le scuole del paese, con manifestazione dalla mattina sotto il ministero dell’Istruzione. “La Giannini, utilizzando il palco a lei piu’ congeniale (quello di CL, ovvero dei padrini delle scuole private) anticipa la sua ‘riforma’”, sottolinea Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas, “‘merito’ ed eliminazione delle supplenze (perche’ farebbero ‘a chi le fa e a chi le riceve’). In buona sostanza, operazioni discrezionali invece degli automatismi d’anzianita’ ed eliminazione dei precari”.

Un impegno concreto, con risorse certe nella legge di Stabilita’ e il rinnovo del contratto di lavoro degli insegnanti, scaduto da ormai 5 anni. Senza di questo “si parla del nulla”. E’ la posizione delle principali sigle sindacali della scuola in merito alla “rivoluzione” per la scuola alla quale sta lavorando il governo. Contattati dall’Agi, i segretari generali di Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, della Cisl Scuola, Francesco Scrima, e della Uil Scuola, Massimo Di Menna,mostrano chiarezza e determinazione: “Il governo faccia la sua proposta, poi sediamoci intorno a un tavolo e confrontiamoci.
  Ma la nostra prima richiesta e’ il rinnovo del contratto”, dice con fermezza Scrima. “Dato che il contratto degli insegnanti e’ scaduto da 5 anni – gli fa eco Di Menna – che le retribuzioni sono al palo e che stanno agli ultimi posti nel raffronto con gli altri paesi europei, piuttosto che organizzare confronti, si mettano risorse nella legge di Stabilita’: questo e’ un elemento concreto sulla base del quale, poi, possiamo avviare un negoziato vero. Ma, ripeto, se non ci saranno risorse nella legge di Stabilita’ parliamo del nulla”. “Se le anticipazioni apparse sugli organi di stampa fossero vere – spiega invece Pantaleo – noi non siamo per niente tranquilli perche’ in pratica verrebbe riproposto il modello Gelmini. Aspettiamo pero’ un testo perche’ questa ministra dice tutto e il contrario di tutto, buttando frasi li’, forse cercando piu’ un effetto mediatico che altro. Per noi il primo punto e’ il contratto e la certezza delle risorse per la scuola”. Entrando piu’ in particolare nella questione delle supplenze, che il ministro Giannini ha annunciato di voler rivedere profondamente, “non si tratta della loro eliminazione tout court, ma di un modo diverso di programmarle”, sostiene Di Menna aggiungendo che “in via di principio, prevedere l’organico funzionale di reti di scuole non solo e’ condivisibile ma e’ una richiesta che abbiamo fatto da tempo come sindacato. E’ una cosa – evidenzia il sindacalista – che tra l’altro e’ gia’ prevista in un decreto legislativo del governo Monti, sul quale pero’ manca l’ok del ministero dell’Economia. Basta quindi risolvere questo problema e dare piena attuazione a quel decreto, che giace nei cassetti del dicastero di Viale Trastevere”.
  “Bisogna capire cosa intende Giannini per organico funzionale di rete”, sottolinea ancora Pantaleo, ribadendo che “per noi occorre superare la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, stabilizzando chi e’ precario e quindi creando un organico stabile”. “Aspettiamo cosa verra’ fuori dal Cdm del 29 agosto – dice Scrima – perche’ non sappiamo ancora se si tratta di interventi di natura ordinamentale o sui programmi scolastici o sulla professionalita’ del personale docente. Certamente, la rivendicazione dell’organico funzionale il sindacato la fa da anni. Le supplenze sarebbero comunque biennali o triennali e in seguito si porrebbe sempre il problema della stabilizzazione di questi insegnanti”. Per quanto riguarda poi l’ingresso di privati nella scuola, secondo Di Menna “il problema e’ trovarli questi privati perche’ al momento non ci risulta che ce ne siano pronti a fare una corsa per investire in questo settore”.
  E sull’eventuale detassazione delle iscrizioni negli istituti privati la Flc Cgil e’ sul piede di guerra: “noi siamo assolutamente contrari – avverte Pantaleo – e siamo pronti a dare battaglia perche’ sarebbe togliere risorse alla scuola pubblica a favore della scuola privata”. La strada sembra quindi tutta in salita.

AGI