Scuola, 8 milioni di nuovo in classe Tra i banchi anche Renzi e i ministri

Scuola1

Primo giorno di scuola movimentato per otto milioni di ragazzi. È suonata la campanella ieri in quasi tutte le regioni italiane (all’appello mancano solo Puglia e Sicilia che inizieranno domani) ma l’inaugurazione dell’anno scolastico 2014-2015 è partito tra annunci, proteste, ministri tra i banchi, riforme imminenti e l’avvio di una consultazione online per commentare “La Buona Scuola”, le linee guida per l’istruzione varate dal governo.
La giornata è iniziata con la ministra Giannini che su Twitter augurava ai ragazzi un «buon primo giorno». Arrivati a scuola molti studenti hanno poi trovato tra i banchi i titolari dei dicasteri che hanno risposto all’appello lanciato dal premier: tutti in aula per testimoniare con la propria presenza che il governo ritiene davvero la scuola una priorità. La maggior parte ha scelto di tornare negli istituti frequentati da ragazzi (il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini nell’Istituto tecnico agrario Emilio Sereni di Roma, il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi è andata alla «sua» elementare, in provincia di Arezzo) mentre il premier si è recato all’Istituto Puglisi di Palermo alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno scolastico.
In Sicilia Matteo Renzi è tornato sul tema scottante dei supplenti e ha ribadito che «i precari della scuola saranno assunti a settembre del 2015».
I PRECARI

«La questione è difficile – ha ammesso il premier – perché anni e anni di stratificazione e promesse non mantenute hanno prodotto una situazione unica in Europa rispetto al corpo docente». «Mettiamo fine alla “supplentite”. Nella scuola ci sono 149 mila persone che hanno l’obbligo di essere assunte – ha proseguito -. Li portiamo dentro perché siamo in condizione di valorizzare il merito e chi fa bene il proprio dovere non ha nulla da temere. Ma voi aiutateci a valorizzare il merito – ha concluso il premier -. Ci sono insegnanti particolarmente bravi e quelli meno bravi, che vanno aiutati con la formazione continua e permanente».
LE CONTESTAZIONI

Non sono mancate le contestazioni. All’esterno dell’Istituto Puglisi, guardati dalle forze dell’ordine, gli studenti medi e i docenti precari vincitori di cattedra hanno agitato manifesti con «Fuori la casta», mentre i giovani hanno intonato gli slogan: «No alla riforma della scuola» e «Presidente vai via». Accanto a loro decine di docenti vincitori di concorso ma rimasti senza cattedra, i precari del bacino ex Pip estromessi recentemente dalla Regione, gli edili del capoluogo che chiedono certezze occupazionali e gli addetti del call center Accenture i cui posti sono a rischio. Tutti in attesa di un segnale concreto. A Roma la Rete degli studenti ha fatto un blitz davanti al ministero dell’Istruzione per appendere uno striscione con la scritta “La scuola siamo noi”. «Vogliamo una scuola che abbia al centro i bisogni degli studenti – ha spiegato il portavoce nazionale dell’associazione, Alberto Irone –. Nel piano scuola non c’è alcun cenno a molti temi fondamentali per una vera rivoluzione: riforma dei cicli, legge nazionale per il diritto allo studio, orientamento in entrata e in uscita».
La Rete ha organizzato flashmob davanti a decine di istituti in tutta Italia proprio nel giorno in cui sul sito www.labuonascuola.gov.it è partita la consultazione online sulle linee guida per l’istruzione varate dal governo la scorsa settimana. Fino al 15 novembre ogni cittadino potrà contribuire a disegnare la scuola del futuro attraverso questionari, proposte, riflessioni, dibattiti.

Il Messaggero