Scovati i due killer: sono fratelli reduci dalla Siria

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A dar retta ai media francesi l’identikit del commando qaedista di rue Nicolas Appert -l’inventore riconosciuto del cibo in scatola- è già completo: due fratelli franco-algerini di 32 e 34 anni, Said e Cherif Kouachi, e un ragazzino con loro, un diciottenne «senza fissa dimora» che avrebbe fatto da autista. Ma è un convulso inseguirsi di voci nella notte francese, con il ministero dell’Interno che continua a mantenere una linea di assoluta prudenza. Un vero comunicato stampa viene puntualmente annunciato e poi rinviato.
La confusione è confermata anche dagli aggettivi. Che i tre sospetti siano stati «localizzati», ad esempio, vuol dire poco o nulla, come scarso significato può avere la notizia che sono stati anche «identificati». Di sicuro c’è che gli sforzi della polizia francese, con l’impiego massiccio di reparti speciali, si stanno tutti concentrando nella zona di Reims, al Nord Est, nelle terre dello Champagne. Le stesse tv americane seguono il blitz minuto per minuto, la Nbc è arrivata a parlare di operazione conclusa con la morte di uno degli attentatori e gli altri due agli arresti, mentre più cauta resta la Cnn che racconta di un appartamento accerchiato.
Interessanti risultano i primi particolari che arrivano dalle scarne biografie di quei tre. Secondo Liberation i due fratelli franco-algerini sarebbero freschi reduci da un viaggio in Siria, probabilmente nelle aree controllate dal Califfato. Sempre Liberation aggiunge che i due fratelli sono nati e vissuti a Gennevilliers, uno di quegli sterminati sobborghi a Nord di Parigi, nell’Haute de Seine, dove il disagio e le rivolte sono cresciuti in questi anni, fino a diventare terreno di coltura anche del terrorismo islamico. È Le Point che aggiunge un altro particolare: uno dei due fratelli, ormai cinque anni fa, sarebbe rimasto impigliato in un’indagine della magistratura francese su una filiera jihadista nata a Parigi. Ma messe tutte insieme queste indiscrezioni non fanno la notizia: sono stati loro ad aprire il fuoco nella redazione di Charlie Hebdo, a uccidere i giornalisti chiamandoli prima per nome, ad abbattere a freddo quel poliziotto ormai indifeso sul marciapiede?
LE PERQUISIZIONI
Sono scattate perquisizioni in diversi appartamenti. A Porte de Pantin, nel pomeriggio, nella zona dove hanno lasciato la Citroen e preso la Clio, ma niente di interessante è stato trovato. Come nessun elemento utile per le indagini e stato raccolto in un altro paio di appartamenti che la polizia ha perquisito a Gennevilliers, dove i due franco algerinini hanno vissuto. Lo ha confermato il sindaco alle tv: nessuna traccia.
Resta avvolta da un gran segreto, invece, tutta l’operazione di Reims: come sono stati bloccati, dove sono stati bloccati. Su internet circolano nomi che vengono smentiti dopo pochi minuti, perfino la copia di un documento che sembra un fermo di polizia. Si sfiora il paradosso, poi, leggendo di documenti di identità che sarebbero stati trovati sull’auto dei terroristi: così stupidi, così sprovveduti, cosi inultimente provocatori?
LA TRACCIA
Perché la loro ferocia, per ora, dimostra tutto il contrario. Così efficaci, così implacabili, così puntuali quando si fanno aprire il portone e salgono su, al secondo piano, e cominciano a uccidere. E uccidono ancora scendendo, sempre freddi, senza mai sbagliare una mossa, al momento giusto, nel giorno giusto. Inneggiando ad Allah almeno in un paio di passaggi e lasciando quella specie di irrituale rivendicazione durante la fuga: «Dite a tutti che siamo Al Qaeda dello Yemen».
Sarebbe stata una traccia buona, una traccia da approfondire, se poi le indagini, nel corso della giornata, non si fossero concentrate sulla banlieue, a brutale conferma di quello che abbiamo scoperto in questi ultimi mesi: la malapianta cresce nelle nostre strade, è fra noi.

Il Messaggero