Scontro sui debiti Pa: mancano 20 miliardi Palazzo Chigi ribatte: «I soldi ci sono tutti»

SOLDI

La si potrebbe ribattezzare la disfida di San Matteo. Il giorno dell’onomastico di Matteo Renzi è arrivato. Ma su come sia finita la scommessa fatta durante la puntata di Porta a Porta, ma presa anche come impegno solenne nel discorso sulla fiducia al Senato, sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, è nato un caso. Renzi sostiene che la «sfida è vinta». Tesi, per rafforzare la quale, Palazzo Chigi nella serata di ieri ha diffuso una lunga nota. La versione del governo è che i soldi per saldare gli arretrati ci sono e sono tutti a disposizione delle imprese. Mancano solo due o tre miliardi, ma non possono essere erogati altrimenti si rischia di sforare il tetto del 3 per cento del deficit. Se i pagamenti non sono stati effettuati, sempre secondo Palazzo Chigi, è perché «il procedimento richiede un comportamento attivo (registrazione) da parte delle aziende». Dunque, sarebbe questo il motivo del ritardo, oltre alle inefficienze degli enti locali. Ma siccome i soldi sono stanziati e dunque ci sono le condizioni per effettuare i pagamenti, secondo il governo la partita sarebbe chiusa.
IL VALZER DI CIFRE
Ma sulla versione del premier è scoppiata la polemica. Non solo politica. Per la Confartigianato mancherebbero all’appello 21 miliardi di euro. Per la Cgia di Mestre i pagamenti arretrati non ancora saldati sarebbero di 35 miliardi. Per l’ex Commissario Ue all’industria, Antonio Tajani, che aveva aperto anche una procedura d’infrazione contro l’Italia, all’appello mancherebbero ancora 60 miliardi. Per il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, per le imprese di costruzione mancano ancora 10 miliardi. Il leader di Confindustria Giorgio Squinzi, invece, non azzarda numeri, ma confessa di averne parlato con Giorgio Napolitano, perché le imprese sono in difficoltà per i mancati pagamenti della Pubblica amministrazione. Di fronte al balletto di cifre, gli unici numeri ufficiali ai quali è possibile fare riferimento sono quelli pubblicati dal ministero dell’Economia, che ormai da diverso tempo effettua un monitoraggio. Le risorse finanziarie messe a disposizione degli enti per il pagamento dei debiti, si legge, sono 30,1 miliardi. I pagamenti effettuati al luglio di quest’anno ammontano a 26,1 miliardi. Negli ultimi due mesi, seppure i dati aggiornati ancora non sono disponibili, sarebbero stati pagati altri 4 miliardi, portando il totale a 30 miliardi circa. Inoltre è stato attivato il meccanismo di garanzia statale che permette alle imprese con crediti certificati di scontare presso il sistema bancario a tassi agevolati. Sulla piattaforma del ministero si sono registrate per ora poco più di 56 mila imprese che hanno chiesto la certificazione di 6 miliardi di crediti. Il totale tra quanto pagato e quanto scontabile presso il sistema bancario, insomma, si attesterebbe a 36 miliardi di euro. Le risorse stanziate per il pagamento dei debiti Pa dai governo Monti, Letta e Renzi, ammontano a circa 57 miliardi. I 30 miliardi per ora resi disponibili dal Tesoro, depurati dei soldi destinati ai rimborsi fiscali, sono in pratica il 63% degli stanziamenti. È anche vero che i dati sono fermi a luglio e che negli ultimi due mesi, come detto, ci sarebbe stata un’accelerazione che avrebbe portato i pagamenti oltre i 30 miliardi verso quota 34 miliardi. Ma comunque sia al 21 settembre mancherebbero almeno una ventina di miliardi di versamenti per poter dire la scommessa vinta. La polemica sulle cifre è diventata anche politica. Per Maurizio Gasparri di Fi, «aver creato le condizioni per pagare non è aver pagato». Per M5S il premier sta portando l’Italia verso il baratro.

Il Messaggero