Sconto di pena per il Cavaliere ora riabilitazione possibile nel 2018

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Alla fine Silvio Berlusconi si è salvato puntando tutto su una dote che, in tanti anni di attività politica e imprenditoriale, era rimasta decisamente in ombra: l’umiltà. Quando lo scorso luglio il magistrato del Tribunale di Sorveglianza Beatrice Crosti l’ha convocato nel suo ufficio per richiamarlo all’ordine, dopo l’ennesimo attacco alle toghe durante la sua testimonianza al processo di Napoli a carico di Valter Lavitola, l’ex premier si è seduto da solo davanti al magistrato, ha abbassato il capo e ha chiesto scusa. Da quel momento «si è comportato in maniera adeguata», scrive il giudice nel provvedimento con concede 45 giorni di liberazione anticipata. Per l’ex premier, ora, il fine pena è vicino: 8 marzo 2015. E l’agibilità politica non è più un miraggio.
«COERENTE NEI FATTI»
La richiesta dei legali del leader di Forza Italia di concludere in anticipo il percorso di affidamento ai servizi sociali – un anno, residuo della condanna a quattro anni (di cui tre indultati) per frode fiscale sui diritti tv Mediaset – era partita in salita. La Procura di Milano, alla luce della diffida ufficiale per il suo atteggiamento offensivo nei confronti della magistratura, aveva dato parere negativo. Ma il giudice Crosti ha ribaltato la decisione. «L’aver chiesto scusa e l’essersi reso conto di aver travalicato i confini di una legittima urbana critica per ricadere in un atteggiamento gratuitamente aggressivo e di attacco alle istituzioni, anche in ragione della sede istituzionale ove questo avveniva – il Tribunale di Napoli – ossia in una pubblica udienza, è comunque gesto non scontato e degno di rilievo», si sottolinea nel provvedimento. Non solo. Da allora Berlusconi non è più uscito dai binari imposti dalla Sorveglianza. «Di fatto non può non rilevarsi come dalla convocazione in poi la condotta del soggetto sia stata irreprensibile sotto ogni punto di vista», con «una rivisitazione critica della condotta e un recupero del valore intrinseco della misura». Conclusione: «Come per casi analoghi, allorché a un inizio claudicante segue poi, a seguito di una rivisitazione, un percorso lineare, il magistrato di Sorveglianza valuta in modo benevolo l’andamento della misura stessa», dando rilievo «alla coerenza mostrata con i fatti alle scuse formalmente presentate».
VERSO L’AGIBILITA’
Il giorno della festa della donna, oltre a brindare per la riconquistata libertà, Berlusconi può anche cominciare a pianificare il ritorno all’agibilità politica. In base alla legge Severino il fondatore di Forza Italia è incandidabile per altri sei anni, quindi fino a novembre 2019. Ma può giocare la carta della riabilitazione, che può chiedere tre anni dopo l’estinzione della pena e gli permetterebbe di tornare pienamente operativo sulla scena politica nella primavera del 2018. Tempi più corti invece per i due anni di interdizione dai pubblici uffici, pena accessoria della sentenza Mediaset: quando l’Uepe invierà alla Sorveglianza la sua relazione definitiva sul recupero del condannato Silvio Berlusconi, a quel punto i giudici valuteranno anche l’estinzione del rimanente anno di interdizione. Nel frattempo l’ex premier deve chiudere altre due partite importanti. Il 10 marzo si apre in Cassazione il processo Ruby, dopo un’assoluzione in Appello e una condanna a sette anni in primo grado per concussione e prostituzione minorile. Mentre a Napoli Berlusconi è imputato per corruzione: avrebbe versato 3 milioni di euro a De Gregorio perché cambiasse schieramento e contribuisse a determinare la crisi del governo Prodi dopo le elezioni del 2006.

Il Messaggero