Sconforto 5Stelle: da piangere E ora Grillo potrebbe lasciare

BEPPE GRILLO 5

MILANO Il maloox per il maldistomaco: «Vediamo se dovremo prenderlo noi o dovranno prenderlo altri». Grillo che parlava nel pomeriggio fendendo la ressa di microfoni fuori dal suo seggio di Genova Nervi, era prudente e guardingo. Quando di notte arrivano i primi exit poll è ancora più prudente e guardingo. Silenzio assoluto. Troppo presto per piangere e disperarsi, la storia dimostra che pure le proiezioni talvolta vengono ribaltate dai voti veri. E allora: un viaggio dalla Liguria a Milano, l’attesa dei risultati fra le mura amiche di casa Casaleggio. Con la scatoletta del Maalox a portata di mano.
SILENZIO OBBLIGATO
I grillini speravano in un testa a testa con Matteo Renzi, ma i primi numeri dicono che il distacco dei Cinquestelle dal Partito Democratico viaggia sulle due cifre, addirittura superiore al 15 per cento. Una botta spaventosa per chi ha fatto campagna elettorale al grido di «vinciamonoi». Per questo il silenzio del grande capo a urne chiuse diventa una strategia obbligata, un prendere tempo, un riordinare le idee per spiegare quello che mai avrebbe immaginato di dover spiegare. E tra i suoi c’è anche chi sostiene che il leader starebbe addirittura valutando l’ipotesi di lasciare il Movimento. Del resto, in campagna elettorale, aveva più volte affermato: o batto il Pd o mi dimetto.
Grillo fa sapere che parlerà solo oggi, lunedì. E non nella conferenza stampa annunciata qualche giorno fa. Nessuna uscita pubblica, nessun contraddittorio. Quando tutti i numeri saranno chiari, quando l’umore del suo Movimento avrà preso contorni nitidi, registrerà un filmato dopo averne concordato il contenuto proprio con Casaleggio, e lo metterà in rete. A meno che il web non decida diversamente. Ma il web, a scrutinio avanzato, è in sintonia col suo capo: meglio tacere e aspettare l’alba per avere le idee chiare. al netto degli inguaribili ottimisti: «Le proiezioni non valgono niente». «L’obiettivo è vincere e fare qualcosina più del Pd» aveva detto il padre padrone dei Cinquestelle appena prima di mettere la scheda nell’urna. Ci aveva pure scherzato su: «Non so cosa votare… questi grillini non mi convincono del tutto». Ora deve prendere atto che le diffidenze verso il suo Movimento le avevano più che altro gli elettori, compresi alcuni che gli avevano dato fiducia un anno fa. Alla terza proiezione naviga intorno al 22 per cento, percentuale che sta al di sotto del risultato di un anno fa. Eppure accarezzava il sogno di essere prossimo alla sua rivoluzione, pronto a indire una specie di marcia su Roma, chiedere le dimissioni di Napolitano, fare insomma le cose urlate in campagna elettorale. Gli sarebbe bastato un solo voto in più, diceva a urne a ancora aperte: «Le cose possono essere tutto o il contrario di tutto». Sono state il contrario di tutto.
Del resto era stato lui, col suo «vinciamonoi» ripetuto in ogni salsa, a trasformare le Europee in un testa a testa col premier. Ora deve consolarsi sperando che le elezioni regionali possano regalare la parola vittoria: «Sarebbe meraviglioso prendere o Abruzzo o Piemonte».
Un po’ poco per un movimento che sembrava sicuro di poter contendere il primato al Partito Democratico sul filo di lana. Non a caso fra le voci della rete c’è chi comincia a chiedersi «dove abbiamo sbagliato». Per Beppe Grillo, indipendentemente da tutto, errori non ce ne sono stati: «La nostra campagna è stata condotta con i toni giusti. Nelle piazze gridi, anche se non devi mai essere volgare. E noi lo abbiamo fatto». Adesso bisogna aspettare che finisca la notte per capire se è servito.

IL MESSAGGERO