«SCONFITTI DAI PIÙ FORTI»

AC Siena v ACF Fiorentina - Serie A

FIRENZE Nervi tesi e cori antichi. Risuonano sempre, sugli spalti in occasione di Fiorentina-Juventus. Rimbombano forti, tra il pubblico, in entrambi i settori. In quello ospite, tuona il coro antisemita contro Firenze e le fiorentine, che ha scatenato lunghe reazioni da parte della comunità ebraica e di sdegno da parte del mondo del calcio. La Fiesole, intanto, ricorda la tragedia dell’Heysel col solito tragico ed indegno coro, aggiungendo anche canti sulla tragedia di Pessotto, contro Agnelli e per chiudere anche ‘amo Liverpool’. Tanto tuonò che non piovvero insegnamenti. Anche sul campo, poi, balla il caso Stephan Lichtsteiner: «Non è vero che ho fatto il gesto dell’ombrello – dirà dopo il novantesimo – : c’erano dei tifosi che mi insultavano ed ho fatto loro segno di andare a casa». Ombrello o non ombrello, la reazione da parte della Curva è stata dura e da lì nuovi cori e nuovi canti. Il tutto nonostante un pranzo dove Juventus e Fiorentina si sono viste, con Andrea Agnelli e Beppe Marotta da una parte, Andrea Della Valle e Daniele Pradè dall’altra. «Ho parlato con Andrea Agnelli: loro sono una società importante, Andrea è una ragazzo serio, abbiamo parlato anche della Lega. Nemici sul campo sempre, ma fuori dal campo ci siamo visti volentieri» dirà dopo il novantesimo il numero uno viola. «L’accoglienza è stata ottima, si è creato un clima di cordialità -risponde Marotta-. Si è parlato di calcio in generale, non c’era nessun chiarimento in particolare, i rapporti con i viola sono idilliaci». Non sugli spalti, purtroppo.

FEBBRE D’EUROPA
Antonio Conte, colpito da febbre da Europa, ha il termometro che scotta. Influenzato, è il vice Angelo Alessio a presentarsi in sala stampa e subito titola. «La qualificazione è meritata». «Nessun rimpianto, anzi: potevamo passare noi». La risposta è di Vincenzo Montella, che a testa alta cura l’orgoglio ferito di Firenze. «L’importante era andare avanti e ci abbiamo provato sino alla fine – gongola intanto Pirlo – Sapevamo di potercela giocare, le partite durano centottanta minuti e noi vogliamo continuare su questa squadra. Sia in campionato sia in Europa League perché questo è uno dei nostri obiettivi». E’ uno dei punti focali delle diatribe del pregara. La Juventus che snobba l’Europa con la e minuscola, dopo la neve ed i pantani turchi. «Si dicono tante cose, per forza di cose bisogna fare un turnover ragionato ed è quello che serviva. Andiamo avanti con merito, anche se ci dispiace aver eliminato un’italiana -ribadisce Alessio-. Noi favoriti in Europa League? Reciteremo il ruolo da protagonisti sino alla fine, chi conosce Conte sa che non snobba niente ed è carico come noi mai». «Abbiamo giocato con dignità e forza -commenta orgoglioso Diego Della Valle-,». Questo perché la bacheca piange ed i sogni si gonfiano ad ogni piè sospinto. «Abbiamo dato il massimo -ripete Montella-, non puoi pensare di non concedere nulla alla Juve, una tra le migliori sei dell’Europa che conta e l’ha decisa solo un episodio. Poi, se segnano da cinquanta partite di fila, non è un caso. Peccato, credevamo nell’impresa».

CANCELLATO IL 4-2
«Volevamo cancellare il risultato dell’andata in campionato». Paul Pogba non dimentica. Quel vantaggio per due a zero e quei quattro gol presi al Franchi, nella prima del poker di sfide tra Juve e Viola, non l’ha scordato. Ma, da oggi, rimosso. «Lo ricordiamo ancora, ma siamo contenti: il gol di Pirlo ci ha fatto vincere. Il futuro? Io penso al campo, non al contratto. Non teniamo all’Europa League? Macché, siamo felici». Però la storia è giusto finirla con chi le ha messo il punto. Con Andrea Pirlo. «Ho tirato due punizioni diverse ultimamente ma con lo stesso risultato. Ho guardato la barriera ed ho deciso di tirarla così. Il futuro? Resto alla Juve».

 

IL MESSAGGERO