Sciopero sociale cortei e scontri in tutta Italia Tensione a Roma

LAVORO

MILANO No alle politiche del governo Renzi e dell’Unione europea, no al Jobs act, alla legge di stabilità e al piano di riforma della scuola. Sono tanti i motivi che hanno spinto in piazza, per lo ”Strike Sociale”, Fiom, Cobas e sindacati autonomi, studenti e precari, attivisti per i diritti civili, esponenti dei centri sociali e delle ”occupazioni culturali”. In venticinque città è stata una giornata di cortei, manifestazioni e scontri, uno sciopero generale che coincide con la sfida di Fiom e Cgil a quello che teoricamente sarebbe il loro partito di riferimento: «L’intesa con la minoranza Pd? Una presa in giro», liquida la questione dalla gremita piazza di Milano il segretario generale Fiom Maurizio Landini.
FUMOGENI E PETARDI
Ai piedi del Duomo si sono radunate 80 mila persone, con gruppi di antagonisti respinti e ricompattati nella vicina piazza Fontana dove si sono scontrati con le forse dell’ordine. I manifestanti hanno prima lanciato petardi e acceso fumogeni, poi hanno puntato decisi verso lo schieramento di poliziotti, che protetti dagli scudi si è difeso con manganelli e lacrimogeni. A Roma momenti di tensione in via XX Settembre, con uova e petardi contro il ministero dell’Economia e un blitz al Colosseo: dieci lavoratori di una ditta sono saliti sulle impalcature dei restauri e sono rimasti fino a sera. Cortei anche a Brescia e Bergamo, uova contro la sede del Miur a Torino, alta tensione a Padova dove il corteo dello ”sciopero sociale” si è scontrato con la polizia tentando di raggiungere la sede del Pd. Tra i feriti c’è anche il capo della squadra mobile Marco Calì, in ospedale con escoriazioni e una ferita al sopracciglio. A Pisa i giovani dei centri sociali hanno tentato di forzare il blocco degli agenti e alcuni manifestanti sono rimasti contusi, a Genova uova contro la sede del Pd. E per Landini è solo l’inizio. «Non ci fermeremo con questo sciopero, il 5 ci sarà lo sciopero generale, andiamo avanti, facciamo sul serio. Non siamo contro le altre organizzazioni sindacali, smettiamola: siamo tutti assieme nella battaglia sul lavoro», annuncia dal palco milanese.
SINDACATO UNITO
Landini esorta ad «aprire gli occhi, oggi nelle fabbriche non hanno scioperato solo i lavoratori della Fiom ma anche quelli iscritti ad altri sindacati». E allora «basta divisioni, andiamo avanti insieme perché questo è un Paese già abbastanza lacerato», conclude. Con un messaggio al premier: «Chiediamo che vengano estesi a tutti gli 80 euro di Renzi e lo ringraziamo perché quegli 80 euro ci servono per scioperare contro di lui». Quindi prende la parola il leader della Cgil Susanna Camusso, tra i fischi dei no tav. L’abbraccio con Landini alla partenza del corteo ha sancito la pace, la battaglia su Jobs act e articolo 18 hanno ricomposto la frattura tra Cgil e Fiom. Avverte la Camusso: «La partita non è chiusa. Non è un voto di fiducia che cambierà il nostro orientamento. Non inseguite mediazioni al ribasso sull’articolo 18. Fate l’unica cosa che va fatta per unire il mondo del lavoro: estendete le tutele a chi non le ha, cancellate tutte le forme di precarietà». Il segretario boccia la mediazione all’interno del Pd e indica la strada da seguire: «Serve una patrimoniale, non dobbiamo avere paura delle parole. Non si può continuare a tassare in basso, bisogna avere il coraggio di non colpire chi è debole ma chi i soldi ce li ha e non li investe per il Paese». Quindi «no ai finanziamenti a pioggia e no alla riduzione dell’Irap per le imprese che licenziano».

IL MESSAGGERO