Sciopero, scontri e tensioni in piazza

Camusso Susanna

ROMA Un milione e mezzo di persone in 54 piazze del Paese con una adesione «superiore al 60%». A fine giornata, Cgil e Uil fanno il bilancio dello sciopero generale parlando di partecipazione «straordinaria» contro le scelte del governo a partire dal Jobs act e dalla legge di Stabilità. La mobilitazione, preceduta alla vigilia dalla decisione di Palazzo Chigi di cancellare la precettazione dei lavoratori delle Fs, è stata scandita ovunque dallo slogan «Così non va». Molti i disagi per i cittadini, soprattutto nei trasporti. Centinaia i voli cancellati (oltre 300 solo a Fiumicino) e treni non garantiti fermi (in media il 50%), metro chiuse e autobus in deposito (oltre il 70%, con punte del 90%). Traffico rallentato, se non in tilt in quasi tutte le città. I cortei sono sfilati senza problemi. Ma scontri si sono registrati a Torino tra autonomi e forze dell’ordine (fermate nove persone e feriti due poliziotti), a Milano al corteo dello sciopero sociale con molti studenti (undici i contusi tra le forze dell’ordine) e a Roma con i movimenti per la casa che hanno occupato uno stabile con conseguenti cariche (una decina i feriti e due arrestati).
LA CONDANNA DEI SINDACATI
Episodi di violenza che la Cgil «ha condannato con fermezza», avvertendo però che non sono «associabili alle manifestazioni». In piazza, i sindacati (la Uil non aveva aderito) hanno portato le loro ragioni. «Continueremo a contrastare le scelte sbagliate» del governo «per avere una prospettiva di lavoro in questo Paese che è la vera emergenza» ha scandito dal palco di Torino il leader della Cgil, Susanna Camusso. «Oggi fermiamo l’Italia per farla ripartire nella direzione giusta», ha sottolineato il segretatio della Uil, Carmelo Barbagallo, dal palco di Roma, replicando anche al premier Matteo Renzi: «Noi vogliamo cambiare l’Italia non a parole». E assicurando che «non ci rassegniamo: faremo la nuova Resistenza contro coloro che pensano di poter fare a meno dei sindacati». Ma «caro presidente del Consiglio – si è rivolto ancora a Renzi – ci stupisca, ci convochi e discutiamo del futuro del Paese». «Deve essere chiaro che noi non ci fermiamo», ha insistito Camusso, tornando a dire basta con «i dilettanti allo sbaraglio». Proprio Renzi è stato il bersaglio principale degli slogan di piazza. A Milano è stato evocato come «il mostro di Firenze», a Torino il «Terminator» del lavoro, mentre a Roma i manifestanti hanno attinto alla letteratura bollandolo come «Pinocchio». Dal governo la replica del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Ascoltiamo la ma siamo intenzionati ad andare avanti con l’attuazione delle riforme». La revoca della precettazione non ha stoppato la polemica. Lo sciopero nel settore ferroviario «resta in violazione delle regole» ha detto il presidente della Commissione di Garanzia per gli scioperi, Roberto Alesse.

IL MESSAGGERO