Sciopero Atac, saltano i primi 10 dirigenti, i primi nomi nella lista nera di Micheli

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A stilare la black-list sarà Francesco Micheli, il super-manager chiamato sessanta giorni fa da Ignazio Marino ad assumere il ruolo di direttore generale di Atac. È lui, con un’esperienza ultra trentennale ai vertici di colossi come Gucci, Poste Italiane e Intesa San Paolo, l’uomo che, nella mente del sindaco di Roma, dovrà gestire la fase 2 di Atac. A partire dall’azzeramento del management che il sindaco ha annunciato due giorni fa in conferenza stampa a Palazzo Senatorio. Le teste che salteranno non sono solo quelle dei cinque membri del consiglio di amministrazione: circola già un elenco di 10 dirigenti – sui 54 attualmente in organico nella municipalizzata dei trasporti – che vengono dati in uscita. Si tratta di manager dell’Area amministrativa e della Produzione che non vengono più ritenuti funzionali alla nuovamission dell’azienda. Al momento non sono invece in programma sostituzioni nel settore metro-ferro e bus.
RISCHIO LIQUIDAZIONI
Resta da capire con quali modalità si procederà alla risoluzione o alla rescissione dei contratti. Non è da escludere che i manager deposti chiedano ad Atac una corposa buonuscita. Un’opzione che però l’azienda vorrebbe evitare a tutti i costi, anche perché solo nel 2014 ha accumulato un buco da 140 milioni.
NUOVO CDA
A certificare il debito sarà il Cda in programma martedì prossimo, ammesso che non ci siano altri slittamenti dopo quello di due giorni fa. Sarà di fatto l’ultimo atto dei cinque amministratori, in carica dal 2013, che Marino ha deciso di sostituire: l’ad Danilo Broggi, già in uscita da settimane, il presidente Roberto Grappelli, e i consiglieri Anna Maria Graziano EX direttore della razionalizzazione della spesa del Comune), Cristiana Palazzese (ex direttore appalti del Campidoglio) e Stefano Fermante (ex ragioneria generale).
Per la nuova fase di Atac, che passa dalla messa sul mercato del 49% delle azioni (con la possibilità di più soci privati), la strategia di Marino punta tutto sul nuovo diggì Micheli, che però vuole avere una serie di rassicurazioni sulla propria agibilità. Il sindaco condivide l’idea di rafforzare i poteri del direttore generale: il nuovo cda sarà ristretto da 3 a 5 membri; il presidente dovrebbe avere anche il ruolo di amministratore delegato ma, con una sfera d’azione depotenziata, sarà una figura più di rappresentanza che operativa.
L’azzeramento del cda intanto sembra già avere prodotto i primi risultati: i disagi in metropolitana ieri si sono affievoliti. Qualcuno, tra i sindacati ammette: «Chiedevamo il cambio dei manager. Non è un caso se i ritardi sono diminuiti».

Il Messaggero