Scioperi, giro di vite sui trasporti pubblici

ATAC

Userà il bisturi, il governo, per intervenire con decisione e con delicatezza sul dossier ”scioperi nei trasporti pubblici”. Dossier tornato ad emergere prepotentemente dopo il clamoroso blocco della metropolitana di Roma di venerdì scorso (per la quale ieri anche l’Atac, l’azienda che gestisce il servizio, è finita sotto inchiesta da parte del Garante degli scioperi). Il bisturi, si diceva, perché gli staff di Palazzo Chigi e del ministero delle Infrastrutture (titolare dei Trasporti) stanno passando al setaccio quanto sta accadendo nei trasporti lombardi in vista dell’Expo. Qui i dirigenti delle aziende del comparto di Milano (bus e metro) e Bergamo (aeroporto), coinvolte nell’affaire Expo, stanno trattando con i sindacati un patto che prevede una sospensione di fatto del diritto di sciopero per la durata dell’evento (bastone) in cambio di un ghiotto premio salariale e di assunzioni, anche a tempo indeterminato (carota). A Milano si sta trattando su 528 assunzioni, con 150 lavoratori che continueranno a guidare gli autobus anche dopo la fine dell’Expo.
La Tregua, ferrea perché rafforzata da qualche soldino ed esigibile (cioè con penalità robuste per chi non dovesse rispettarla), resta il modello di base di intervento cui il governo pensa anche in vista del Giubileo che partirà a Roma fine anno. E per la Tregua da tempo, con una prima sortita che risale al 27 marzo del 2014, si batte il Garante degli scioperi, Roberto Alesse.
Alla seconda voce degli interventi possibili c’è una regolamentazione del diritto di sciopero a danno soprattutto dei sindacatini che, proprio perché deboli, per farsi sentire spesso alimentano l’epopea del ”bus selvaggio”. Come? «Potrebbero diventare legittimi solo gli scioperi indetti da sindacati che, assieme, abbiano oltre il 40 o il 50% degli iscritti fra i lavoratori», spiega un funzionario che sta lavorando al dossier. Dubbi di costituzionalità a parte, un’ipotesi del genere oggi è meno peregrina di qualche tempo fa. Da giugno, infatti, l’Inps – sulla base di un accordo ufficiale con i sindacati – dovrebbe misurare in modo scientifico la rappresentatività di Cgil, Cisl e Uil nei vari settori. Chiaro che per esclusione sarà misurata anche la forza di tutte le altre organizzazioni.
Ma è altrettanto chiaro che un intervento del genere dipende dal varo di una legge sulla rappresentanza sindacale che applichi l’articolo 39 della Costituzione. Ipotesi che richiede coesione nella maggioranza e che potrebbe arrivare solo dopo le regionali.
REFERENDUMAllo studio c’è anche un intervento suggestivo ma di più difficile realizzazione: una legge che legittimi lo sciopero solo se approvato dalla maggioranza dei lavoratori con un referendum. Verrebbe introdotto così in Italia il modello tedesco, dove lo sciopero scatta solo se il 75% dei lavoratori vota (in segreto) a favore.
Ma in attesa di un intervento governativo cosa si potrebbe fare per evitare, ridurre o ”addolcire” gli scioperi selvaggi? Alla Commissione di garanzia hanno provato a limitare l’incredibile fenomeno degli scioperi dei trasporti indetti di venerdì o di lunedì (a Roma almeno uno al mese negli ultimi anni, si ripete: anni). Cgil, Cisl e Uil hanno accettato di indire scioperi in giorni meno comodi per allungare il week end ma tutte le altre organizzazioni no.
BUONE IDEETuttavia fra gli addetti ai lavori circolano buone idee. Per depotenziare l’effetto dei mini-scioperi basterebbe che le aziende dei trasporti comunicassero ai viaggiatori, in modo aggressivo, le mini-adesioni che raccolgono. «Se i viaggiatori sapessero che al precedente sciopero di una piccola sigla hanno aderito 12 o 15 o 32 autisti di autobus ignorerebbero quello indetto per l’ennesimo venerdì», dice un osservatore. Che sottolinea anche un altro tema: gli scioperi – paradossalmente – spesso favoriscono le imprese dei trasporti che sono in perdita. E che nei giorni di blocco perdono meno soldi. Capito perché è così difficile eliminare i sindacatini?

Il Messaggero