Scintille tra Renzi e Brunetta Ok al vertice con Berlusconi

RENZI BRUNETTA BERLUSCONI

Forza Italia alza i toni e con il capogruppo Brunetta minaccia di «far cascare» il patto sulle riforme se non si fa «entro Pasqua» la legge elettorale. Matteo Renzi rifiuta gli «ultimatum» e avverte: «Se vogliono sfilarsi dalle riforme lo dicano, noi andremo avanti». E in serata, con una nota, interviene Silvio Berlusconi: «Forza Italia – assicura il leader – non si rimangia alcunché e mantiene dritta la barra in direzione delle necessarie riforme per la modernizzazione del Paese. Quanto alla tempistica – aggiunge – è evidente che la prima lettura a palazzo Madama della riforma del Senato è il primo passo di un procedimento che richiede alcuni mesi di tempo e quattro passaggi parlamentari. Sarebbe quindi opportuno che l’approvazione definitiva da parte del Senato della legge elettorale avvenisse anticipatamente rispetto a questa riforma».
Una dichiarazione, quella di Berlusconi, che sbroglia la matassa. «Le polemiche di questi giorni sul Senato – spiega ancora il Cavaliere – non toccano i patti fondanti riguardo alla non eleggibilità, alla non onerosità e al fatto che il nuovo Senato non voterà la fiducia al governo, ma hanno riguardato i criteri della composizione, le modalità di indicazione da parte degli enti locali e di altre istituzioni, tutti argomenti sui quali potremmo confrontarci e convergere. Come ho più volte ribadito Forza Italia intende rispettare fino in fondo l’accordo stipulato col segretario del Pd, Matteo Renzi, relativo alle riforme costituzionali e alla legge elettorale. Sono sicuro – aggiunge Berlusconi – che in un prossimo incontro con il presidente Renzi sarà possibile mettere a punto le procedure e i dettagli per la modifica del Senato e per i tempi dei percorsi parlamentari, che non facevano parte dell’accordo».
La nota, in serata, arriva al termine di un lungo lavorio diplomatico tra le parti, che avrebbero già fissato l’incontro tra il leader di Fi e il premier per oggi, o al massimo per domani. In verità, dietro le quinte la trattativa era continuata. Già ieri mattina il faccia a faccia (prima del 10 aprile) con il Cavaliere non veniva affatto escluso dall’entourage renziano («Non risulta in agenda, ma il premier ha detto pubblicamente che se serve si farà»), e si parlava di un incontro tra Denis Verdini e il plenipotenziario del Nazareno Lorenzo Guerini. «I margini ci sono», spiega un esponente del governo. Renzi infatti si è lasciato spazi di trattativa: ad esempio, su quei 21 senatori di nomina quirinalizia (contro cui Forza Italia fa fuoco e fiamme) che «sembrano infilati nel ddl al solo scopo di farli togliere dall’aula», maligna un senatore Pd. O anche sul numero dei sindaci che dovrebbero far parte del nuovo Senato. Insomma, dai «paletti» fissati da Renzi non si recede, ma su tutto il resto si può trattare, e si tratterà. Peraltro, il testo del governo ancora non è approdato a Palazzo Madama, perché sarebbe al vaglio del Quirinale, che vuole un testo costituzionalmente blindato.
I toni, in giornata, erano stati assai alti. Aveva cominciato Brunetta: «La riforma della legge elettorale è ferma da tre settimane al Senato. Se è in grado Renzi approvi l’Italicum, così com’è stato approvato dalla Camera, prima di Pasqua. Se non è in grado, ne tragga le conseguenze». La prima replica dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: «È un’idea di Brunetta, il testo della legge elettorale deve essere ancora esaminato dalla commissione del Senato e a Pasqua mancano 10 giorni». A dar manforte al capogruppo di Forza Italia Giovanni Toti: «Ha ragione Brunetta, la legge elettorale è parcheggiata al Senato e non ancora incardinata. La teniamo lì, perché? Votiamola subito». Poi però è stato il premier stesso a respingere l’aut aut: «Non accettiamo ultimatum da nessuno, meno che mai da Brunetta. Se stanno al gioco delle riforme bene, se invece vogliono sfilarsi lo dicano e ne prenderemo atto». In serata il chiarimento di Berlusconi. Intanto, il premier si prepara a far spostare i riflettori su un altro fronte di iniziativa del suo governo: il Def, che verrà presentato oggi, con i tagli alla spesa pubblica e gli 80 euro al mese ai contribuenti.

IL GIORNALE